Il contestato monumento alla Vittoria nel centro di Bolzano

I due deputati della Südtiroler volkspartei Karl Zeller e Siegfried Brugger non voteranno la sfiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. A comunicare la decisione dei deputati altoatesini è lo stesso Zeller che al fattoquotidiano.it dice: “Abbiamo ricevuto la garanzia che il governo interverrà sui monumenti fascisti di Bolzano e provincia. Sappiamo che è in viaggio una lettera concordata in cui si spiega quali e quanti saranno gli interventi. E’ per questo che abbiamo deciso di astenerci”.

La decisione è maturata poche ore prima del voto. Fino ad allora la Svp era orientata a votare la sfiducia al ministro e contro di lui aveva speso parole di fuoco. “Sarebbe assurdo votare per un ministro che con il dispendioso restauro del Monumento alla vittoria di Bolzano si è giocato ogni simpatia. Mentre a Roma e Pompei crollano importanti reperti culturali, in Alto Adige si preservano monumenti non amati, come quello della Vittoria, gli ossari e il bassorilievo di Mussolini a Bolzano. Sfiducia sarà”, aveva dichiarato nei giorni scorsi il segretario della Svp Richard Theiner.

Ma a quanto pare il dietrofront del governo sull’annosa questione dei monumenti fascisti di Bolzano ha prodotto i suoi frutti e, ancora una volta nel giro di pochissimo tempo, la volkspartei è passata all’incasso.

Era già successo in occasione del voto di sfiducia su Silvio Berlusconi il 14 gennaio, quando i deputati altoatesini si erano astenuti e avevano salvato il premier in cambio di importanti concessioni fra cui la gestione della parte altoatesina del Parco nazionale dello Stelvio direttamente alla provincia autonoma e la scongiurata chiusura dell’aeroporto di Bolzano.

Ma non parlate di opportunismo politico a Siegfried Brugger. “Non abbiamo mai chiesto favori personali ma solo interventi concreti a favore del territorio. Siamo due deputati su 630 ed è ovvio che il nostro lavoro sia quello di intervenire a favore della nostra comunità”.

Ancora una volta Luis Durnwalder, il presidente della provincia autonomista in carica da 22 anni, ci ha visto giusto. E’ stato lui che per primo ha aperto alla possibilità dell’astensione in Parlamento. “Potremmo anche astenerci – ha detto Durnwalder – a patto che entro il giorno del voto, dunque oggi, arrivino segnali precisi da Bondi. E cioè l’eliminazione della cancellata del Monumento, la realizzazione del museo sul totalitarismo nella parte interrata, l’installazione di tabelle esplicative, la rimozione del bassorilievo del Duce a Cavallo dal palazzo in piazza Tribunale”.

Ora il problema all’ombra delle Dolomiti sarà di capire quali saranno le conseguenze della rimozione dei monumenti sui fragili equilibri di convivenza con la minoranza italiana.

“Le pietre non parlano ed è sbagliato oltre che fuorviante attribuire loro un valore politico”. Questo il commento a Caldo di Alessandro Urzì, consigliere della provincia autonoma di Futuro e libertà. Secondo l’esponente finiano, “non è con la mortificazione reciproca delle comunità italiane e tedesche che si procede sulla strada della convivenza e della coesione sociale”.