L’inchiesta della Procura di Milano sul caso Ruby rappresenta “un atto di persecuzione, spionaggio e invadenza senza precedenti nella storia della Repubblica italiana, con la casa del presidente del Consiglio tenuta sotto osservazione da più di un anno“. Vi sembrano le parole dell’avvocato Ghedini? E invece vi sbagliate, perché così ha parlato stamattina la ministra della Pari Opportunità Mara Carfagna.

Una persona che secondo il proprio ruolo istituzionale dovrebbe difendere la dignità delle donne, prende invece pubblicamente le difese di un anziano signore che questa dignità l’ha sempre calpestata, usando il corpo di una serie di ragazze (forse alcune minorenni) e svilendo l’immagine di tutte le donne italiane non solo in Italia ma anche all’estero.

Ma non finisce qua: la ex spogliarellista ha anche avuto il coraggio di dire che non intende entrare nel merito di quanto è emerso dall’inchiesta dalla stessa memoria difensiva del premier, perché trattasi di “millanterie estratte da intercettazioni fatte senza che ce ne fosse alcuna necessità, senza che ci fosse alcuna notizia di reato e rivolte a ragazze che non sapevano di essere intercettate“.

Queste parole, se possibile, sono ancora più gravi delle prime, perché avvalorando la tesi secondo cui un uomo in casa propria può fare quello che gli pare. Quindi la violenza, purché sia privata, si può tollerare. E la prostituzione anche, purché sia in villa e non imbratti le strade offendendo il pubblico decoro. La tesi la conosciamo già e francamente ci ripugna.