Alla fine l’Europa respira. Anzi, esulta davvero. L’atteso collocamento del primo bond del fondo salva Stati dell’Unione (l’European financial stability facility – Efsf ) si conclude con un successo strepitoso, quasi esagerato. I titoli a scadenza quinquennale emessi oggi per un controvalore di 5 miliardi vanno letteralmente a ruba a fronte di una domanda gigantesca. L’ammontare totale delle richieste, affermano gli insider, si sarebbe attestata a quota 43 miliardi, circa 8,5 volte tanto rispetto alla disponibilità. Un entusiasmo senza precedenti da parte degli investitori che non trova riscontro in nessuna altra asta obbligazionaria nazionale.

Strumento di raccolta di liquidità destinato a finanziare le nazioni più in crisi (Irlanda in testa visto che la Grecia ha già beneficiato di un maxi sostegno congiunto Ue/Fmi), il titolo emesso oggi è garantito dalla raccolta fondi iniziale dello stesso Efsf, il fondo da 440 miliardi, costruito grazie al contributo proporzionale dei Paesi aderenti. Un sistema di garanzia capace, potenzialmente, di rastrellare sul mercato fino a 255 miliardi di euro, il limite massimo, cioè, delle obbligazioni che potranno essere immesse senza modificare l’ammontare del fondo o il suo rating, tuttora classificato con l’ambita tripla A, ovvero la valutazione di massima sicurezza. Un giudizio, quest’ultimo, risultato determinante nel successo dell’operazione.

A scatenare l’entusiasmo degli investitori – centinaia di fondi istituzionali stranieri che hanno risposto all’appello dei grandi collocatori come Hsbc, Citigroup e Société Générale – è stato proprio il binomio affidabilità/rendimenti, praticamente il rapporto qualità/prezzo. L’obbligazione Efsf presenta la medesima affidabilità del bund tedesco, ovvero il titolo più sicuro di eurolandia, ma offrirebbe un rendimento superiore: più o meno il 2,8%, secondo il Wall Street Journal, circa 57 punti base in più rispetto al titolo nazionale di Berlino. In pratica si ha la possibilità di rischiare lo stesso ottenendo un premio più consistente. L’obiettivo di ogni scommettitore. Una proposta quasi irrinunciabile.

L’obiettivo di fondo, ovviamente, è il sostegno alle periferie europee da realizzare tanto attraverso la messa a disposizione di nuova liquidità quanto al sostegno indiretto “sul mercato”. Tra gli effetti del collocamento d’esordio e, si spera, di quelli che seguiranno, c’è infatti l’allentamento della pressione sulle aste nazionali. Un traguardo decisamente alla portata, almeno per ora. I rendimenti sui decennali tedeschi sono scesi oggi al minimo degli ultimi cinque giorni mentre il collocamento odierno dei titoli spagnoli si è concluso con un successo superiore alle aspettative. Nel dettaglio, Madrid ha piazzato poco più di 944 milioni di euro di obbligazioni a tre mesi ad un interesse dello 0.98% (contro l’1,8% dell’ultima asta) oltre a 1,3 miliardi di titoli a sei mesi per un tasso dell’1,8% (in precedenza era stato vicino al 2,6%). In entrambi i casi l’offerta è stata oltre cinque volte superiore alla domanda.

Al di là della ovvia soddisfazione percepita oggi, il futuro della crisi debitoria europea resta incerto. A dirlo, l’ultima analisi resa pubblica dalla Bce, ma anche gli interrogativi sul futuro stesso dell’Efsf. La Germania ha recentemente ammorbidito le sue posizioni orientate al rigore e all’intransigenza ma, tuttavia, è ancora lontanissima dall’accettare l’ipotesi di un raddoppio del fondo. Lo sforzo, nel caso, sarebbe notevole ma, almeno in parte, non senza logica. Entro il 2013, hanno stimato gli economisti di Citigroup, la Spagna dovrà raccogliere tra emissioni, prestiti, tasse e tagli alla spesa, circa 467 miliardi di euro, il Belgio ne dovrà mettere insieme quasi 200. Quanto all’Italia si parla di 818 miliardi, una cifra ampiamente superiore anche a quella che potrebbe essere raccolta con la massima emissione obbligazionaria (raggiungibile alle condizioni attuali) da parte di un fondo Esfs che fosse stato eventualmente raddoppiato.