“Il capo è disposto a tutto per portare a casa il federalismo”, così un leader leghista racconta il vertice di ieri nel quartier generale di via Bellerio. Durante la riunione è stata discussa anche la proposta avanzata dal Terzo polo, di posticipare di sei mesi la scadenza alla legge delega al federalismo così da avere il tempo per far insediare un esecutivo tecnico e poi approvare la “rivoluzione fiscale” della Lega. Proposta analizzata a fondo e non scartata. Ma Bossi non si fida di Pier Ferdinando Casini così ha preferito instaurare un dialogo con Gianfranco Fini cui, sempre secondo quanto riferiscono dal cerchio magico intorno al senatùr, ha rilanciato: votiamo subito il federalismo e un minuto dopo noi siamo pronti a far cadere Berlusconi e dare il via alle manovre per un governo a guida Tremonti. Ma il Pdl ha azzerato i tempi delle trattative riuscendo a non far slittare il voto della mozione di sfiducia a Sandro Bondi che arriverà in aula domani dalle 16. Durante la riunione dei Capigruppo la Lega, trovatasi allo scoperto, ha voluto dimostrare fedeltà al premier chiedendo, insieme a Fabrizio Cicchitto, di porre la discussione sul ruolo di Gianfranco Fini alla Presidenza della Camera. Sul leader di Fli, secondo quanto riportato da alcuni giornali, nei prossimi giorni potrebbe tornare ad abbattersi la questione della casa di Montecarlo. Da Santa Lucia, sede delle società off shore cui risulta intestato l’appartamento occupato da Giancarlo Tulliani, sarebbero arrivate al ministero degli Esteri tutte le carte relative ai titolari delle società estere. La Farnesina potrebbe trasmetterle al Gip che il due febbraio deve esprimersi sull’archiviazione del fascicolo sulla vicenda.

Il nodo rimane dunque la tempistica, ma il Terzo polo sa di avere dalla sua i voti nelle commissioni chiavi per approvare la manovra. Così oggi, durante una riunione Fini, Francesco Rutelli e Casini hanno deciso di bocciare la bozza presentata dal ministro Roberto Calderoli. L’orientamento del Terzo Polo resta molto critico in attesa di vedere il nuovo testo annunciato ieri dal ministro. Per domani è annunciata la decisione dell’ufficio di presidenza dell’Anci sul federalismo municipale che potrebbe far arretrare ulteriormente la posizione del ministro per la semplificazione. “Stiamo lavorando su fatti concreti e ci siamo presi questi ulteriori giorni proprio per esaminare le proposte dell’Anci e dell’opposizione”, ha dichiarato in toni a dir poco distensivi Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera. “Riteniamo di dover fare un provvedimento condiviso, che sarà un ottimo provvedimento per tutto il paese. Il federalismo è fatto per ridurre gli sprechi e recuperare denaro che può essere messo a vantaggio di imprese e lavoratori per diminuire il carico fiscale”.

Il voto è stato rimandato di una settimana, al 2 febbraio, e potrebbe ulteriormente slittare su richiesta del Pdl. Perché Silvio Berlusconi sa che il “caro amico Bossi” sta valutando seriamente se e quando fargli lasciare Palazzo Grazioli. E così anche i due alleati di ferro si guardando diffidenti, tanto che ieri il senatùr ha disertato la consueta cena del lunedì sera ad Arcore. Ufficialmente perché il vertice in via Bellerio è durato fino alle venti, in realtà perché già venerdì a Roma Bossi aveva avuto modo di confrontarsi con Berlusconi. Per quante rassicurazioni si siano dati a Palazzo Grazioli, il premier sa che la Lega appena incassato il federalismo staccherà la spina.

Il caso Ruby, per quanto apparentemente non stia provocando un terremoto tra l’elettorato berlusconiano, ha avuto un effetto dirompente nella base del Carroccio. Radio Padania ha dovuto chiudere per quattro giorni consecutivi la linea diretta con gli ascoltatori perché al consueto saluto “Padania libera” seguivano offese e improperi di ogni tipo contro Berlusconi e la Lega “che continua a sostenerlo”. E che Bossi consideri fortemente gli umori della base è stato confermato dal fatto che l’argomento “Radio Padania” è finito all’ordine del giorno della riunione di ieri in via Bellerio cui ha partecipato l’intero stato maggiore leghista. Il “capo”, Roberto Maroni, i capigruppo al Senato e alla Camera, Federico Bricolo e Marco Reguzzoni, la vicepresidente del Senato Rosi Mauro e il viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli hanno ribadito la volontà di continuare a non difendere apertamente il premier sul fronte Ruby e di ricordare che il loro impegno è finalizzato a ottenere il federalismo. Sulla mozione di sfiducia Bondi la decisione era stata inizialmente rimandata confidando nello slittamento del voto. Stamani invece la conferenza dei capogruppi ha confermato che la sfiducia arriverà in aula domani. Azzerando così il tempo disponibile per trattare e scongiurando il rischio di vedere trasformata la mozione al ministro dei Beni culturali nel momento del tradimento leghista.

Berlusconi dunque è accerchiato. Sul fronte giudiziario e sul fronte politico. Per fare il punto ha convocato il vertice dello stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli stasera alle 21 cui parteciperà, oltre a Ignazio La Russa e ai capigruppo di Camera e Senato, anche il ministro alla Giustizia, Angelino Alfano. In forse la presenza di Daniela Santanché. Il Cavaliere vuole cercare la via d’uscita dalla tenaglia in cui si trova stretto e, questa volta, sa di non poter fare affidamento nell’aiuto dell’amico Umberto.