Sembrava esse stato opera di una donna originaria del Caucaso settentrionale l’attentato suicida di ieri all’aeroporto di Domodedovo, a Mosca, nel quale hanno perso la vita almeno 35 persone e altre 168 sono rimaste ferite, compreso un cittadino italiano. Oggi la smentita: gli inquirenti sostengono invece sia stato un uomo di “un uomo tra i trenta e i quarant’anni, di corporatura robusta e aspetto europeo”. ”L’esplosione – riferiscono altre fonti – è avvenuta nel momento in cui la presunta attentatrice suicida ha aperto la propria borsa”, hanno spiegato le fonti. “La terrorista – hanno continuato – era accompagnata da un uomo, che si trovava dietro di lei. L’onda d’urto gli ha staccato il capo”. Si tratterebbe della testa mozzata, appartenente a un trentenne dai tratti somatici simili a quelli arabi, ritrovata tra le macerie dagli inquirenti qualche ora dopo la strage. Le stesse fonti anonime hanno, quindi, evidenziato come l’attacco dinamitardo recasse tutte la caratteristiche tipiche degli attentati perpetrati dagli estremisti del Caucaso del Nord, dunque anche della Cecenia. “Questo atto di terrorismo”, hanno sottolineato, “ha seguito il classico schema adottato dai terroristi provenienti dal Caucaso settentrionale”.
Io vi ammazzo tutti”. Questo il grido che avrebbero udito i passeggeri dell’aeroporto di Mosca subito prima dell’esplosione. L’attentato, compiuto ieri intorno alle 14 e 35 ora di Mosca (le 16 e 35 italiane) vicino al deposito-bagagli, presso il settore arrivi del più grande scalo aereo nazionale, ha immediatamente gettato nel panico la capitale russa che ha rivissuto il dramma degli attentati nella capitale della primavera del 2010. Tra corpi martoriati e il fumo che ha invaso le hall dell’aeroporto (foto e video del luogo della tragedia erano visibili già dopo pochi minuti sui social network più diffusi e sulle versioni on line dei giornali russi) quella che si è presentata davanti agli occhi dei soccorritori è stato un carnaio.
Una situazione già difficile resa ancor più difficoltosa proprio dai ritardi nei soccorsi: le 56 ambulanze inviate dal sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, hanno dovuto fare lo slalom sulla Kashirskoe shosse, la strada che unisce Mosca a Domodedovo. Dove i voli in partenza e in arrivo sono continuati almeno per due ore fino a che i funzionari dell’aeroporto hanno disposto lo spostamento in altri scali. Nello stesso momento, il presidente Dmitrij Medvedev annunciava l’immancabile giro di vite, dichiarando lo stato d’emergenza per tutti gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e persino quelle della metropolitana. Mobilitando, allo scopo, tutte le forze speciali russe, compreso il servizio di sicurezza Fsb (l’ex-Kgb) e persino truppe di Omon, i reparti speciali anti-sommossa, utilizzati nelle piazze contro le manifestazioni. Silenzio da parte del premier Putin che al momento dell’esplosione stava assistendo alla pesa dei lingotti della banca centrale russa.
In tanta incertezza, gli investigatori non ci hanno messo troppo tempo a individuare una pista: quella nord caucasica. Secondo quanto riferito dal capo del Servizio investigativo, Alexandr Bastrykin, ci sono già tre uomini ricercati sospettati di essere gli organizzatori dell’attentato. La “pista caucasica” è stata immediatamente rilanciata dall’agenzia Interfax fino a diventare la versione ufficiale della gran parte dei media russi. Messa in dubbio, però, da alcune testate indipendenti che giudicano troppo frettolosa l’attribuzione delle responsabilità dell’atto sanguinoso. Secondo Russkij reporter, tra le vittime, ad esempio, ci sarebbero proprio molti immigrati caucasici. Oltre ad alcuni stranieri, tra cui un italiano (il cui nome, ha fatto sapere la Farnesina, è Rosario Romano).
Sotto accusa è proprio la sicurezza. “Come è potuto arrivare il kamikaze fino a quel settore dell’aeroporto? – è la domanda del cronista del Russkij reporter, Vladimir Antipin – io stesso sono entrato a Domodedovo senza alcun controllo, senza la presenza di un metal detector”. Proprio il Russkij reporter, insieme al canale tv Teledozhd, ha riportato sul suo sito un particolare inquietante: soltanto dopo l’attentato, e dopo l’arrivo del sindaco Sobjanin, sono entrati in funzione i metal-detector. Peraltro, il colonnello del distretto di polizia di Mosca, Viktor Birjukov, giunto a Domodedovo in serata, ha detto ai giornalisti che voci su un possibile attentato erano giunte da giorni agli inquirenti. Tanto che, come riportato da alcuni giornali, due giorni fa c’era stata un’operazione anti-terrorismo a Zelenograd, alla periferia di Mosca. L’operazione, però, si era rivelata un buco nell’acqua.
Nonostante i “buchi”, però, il Cremlino non si è lasciato sfuggire l’occasione per mettere in atto misure speciali e ha anche “tirato le orecchie” proprio agli organi di sicurezza che, secondo lui, non hanno applicato a dovere le già stringenti leggi vigenti. Accade così, ogni volta che la Russia è colpita da un sanguinoso attentato: subito dopo la strage di bambini nella scuola di Beslan nel 2004 quando l’allora presidente Putin deliberò che i presidenti delle repubbliche e i governatori venissero nominati direttamente dal Cremlino, dando vita alla cosiddetta “democrazia verticale”. Anche dopo gli attentati alla metro di Mosca del 29 marzo 2010, vennero varate leggi anti-terrorismo e anti-estremismo, più adatte a soffocare l’opposizione interna, con decine di arresti. Se Medvedev non ha atteso un istante per lanciare l’allarme e varare nuove misure, il premier Putin ha mantenuto un atteggiamento low profile, limitandosi a ordinare l’invio di tutti gli aiuti necessari ai feriti negli ospedali. In silenzio anche i siti islamici nord caucasici, kavkazcenter.com e daymohk.org: sul primo, dopo gli attentati alla metropolitana di Mosca, venne pubblicato il video di rivendicazione dei fondamentalisti. Ieri, sulla home page, solo la notizia dell’attentato, e qualche anonimo utente che augurava l’inferno alle vittime.
Intanto questa mattina sono stati identificati i primi 18 cadaveri delle 35 vittime della strage . Lo riferiscono i media russi, precisando che tra questi ci sono due britannici, un tedesco e un bulgaro. Il ministero della Protezione civile ha pubblicato nel suo sito online i primi nomi.Il lavoro di identificazione è risultato molto difficile perchè molti corpi sono stati straziati dall’esplosione. Nell’attentato sono
stati utilizzati tra i cinque e i sette chili di esplosivo rinforzato da pezzi di metallo. Tra gli oltre 168 feriti, molti restano in condizioni critiche. Sempre secondo i media locali, la situazione nello scalo moscovita sarebbe tornata calma e il traffico aereo è ripreso.
Da Il Fatto Quotidiano del 25 gennaio 2011 (aggiornato alle ore 12.28)












