Il governo britannico vuole bloccare l’aumento di stipendio dei parlamentari. Per dimostrare coerenza con la decisione di congelare i compensi pubblici. E per evitare attacchi dall’opinione pubblica. In un periodo in cui in tutto il Paese stringe la cinghia e in cui sui giornali si torna a parlare dello scandalo dei rimborsi spese gonfiati dai politici (un ex deputato è finito in carcere nei giorni scorsi).

Il Senior salaries review body (Ssrb), l’organo che dal 2008 gestisce le variazioni degli stipendi dei politici nel Regno Unito, ha infatti approvato un aumento dell’1 per cento per i parlamentari di Westminster equivalente a 657 sterline in più all’anno (circa 770 euro). L’aumento dovrebbe partire dal 2011-2012. L’Ssrb calcola le variazioni sulle buste paga dei politici in relazione agli stipendi di una serie di dipendenti pubblici di diversi settori.

Ma alla decisione dell’ufficio si è opposto Sir George Young, rappresentante dei Conservatori alla Camera dei Comuni, che vuole chiedere ai parlamentari di rifiutare l’aumento. “Alla luce della decisione di imporre un congelamento di due anni agli stipendi di tutti i dipendenti pubblici che guadagnano più di 21.000 sterline l’anno (24.600 euro, ndr), verrà presentata una mozione per invitare la Camera a rinunciare alla decisione dell’Ssrb, così che l’aumento dell’1 per cento non abbia effetto – ha detto Young –. I parlamentari guadagnano decisamente di più di 21.000 sterline. Spero che la Camera raggiunga un punto di vista collettivo nel ritenere che sia giusto mostrare autocontrollo in un periodo così delicato.”

Alla luce dei pesanti tagli del ministro delle finanze George Osborne per ridurre drasticamente il deficit di bilancio ereditato dal precedente governo, rinunciare all’aumento di stipendio può essere una mossa determinante per serbare la fiducia dei cittadini. Il recente scandalo delle note spese fasulle che ha investito in modo trasversale il Parlamento ha infatti già incrinato l’immagine dei governanti, accusati di predicare bene e razzolare male. Un portavoce di Downing Street ha commentato che la situazione economica attuale impone sacrifici per tutti, e che i politici “non ne devono essere immuni”. La proposta di Young è stata però contestata da diversi parlamentari, che lamentano di essere già sufficientemente sottopagati rispetto alla media di altri Paesi europei come Austria, Olanda e Italia.

L’aumento dell’1 per cento porterebbe la busta paga dei parlamentari di Westminster da 65.738 a 66.395 sterline all’anno (circa 78.000 euro). Una cifra ben più modesta rispetto a quelle dei loro colleghi italiani, che un’inchiesta del Times del 2005 aveva già indicato come i più pagati nei principali Stati europei. I dati di allora registravano oltre 144.000 euro annuali per deputati e senatori italiani, ben 60.000 euro in più rispetto ai loro colleghi anglosassoni. Attualmente, come riportato dal sito web della Camera, un deputato italiano riceve uno stipendio mensile di 5.486 euro, a cui va sommata una diaria per il soggiorno a Roma di 3.503 euro (che si riduce di 200 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle votazioni) e altri 3.690 euro per ciò che viene definito “rapporto tra eletto ed elettori”. Solo queste tre voci fanno un gruzzolo di oltre 12.500 euro al mese, che su base annua possono andare a sfondare il tetto dei 150.000 euro. Primato che non verrebbe certo messo a rischio dall’aumento dell’1 per cento degli stipendi anglosassoni.

di Davide Ghilotti