Lo scontro tra il premier e il suo ex alleato Fini torna a giocarsi sulla casa di Montecarlo. Nuove carte sull’appartamento di rue Princess Charlotte sono arrivate sulla scrivania del ministro degli Esteri Franco Frattini. Direttamente dall’isola di Santa Lucia. Per dimostrare che Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera, è il titolare delle due società off shore, la Timara e la Printeps, che hanno acquistato la casa di Alleanza nazionale che poi è finita in affitto allo stesso Tulliani. Secondo quanto riportato questa mattina da alcuni quotidiani, tra cui il Corriere della Sera e il Giornale di famiglia Berlusconi, i documenti sono stati spediti per via diplomatica dal governo dell’isola caraibica alla Farnesina. Il contenuto è il risultato degli accertamenti fatti nell’isola caraibica sulle due società.

Il tormentone che l’estate scorsa ha trascinato Fini nella bufera va dunque avanti. Il presidente della Camera ha sempre negato che la casa, lasciata in eredità da Annamaria Colleoni ad An, fosse stata venduta a suo cognato. E in un messaggio video trasmesso su Internet il 25 settembre scorso ha affermato che si sarebbe dimesso, nel caso la circostanza fosse stata accertata. Sulla vicenda è stata aperta anche un’inchiesta dalla procura di Roma, in seguito alla denuncia di ex esponenti del partito, tra cui Francesco Storace. Sotto accusa la cessione dell’alloggio, avvenuta per un prezzo di 300mila euro, circa un terzo del suo valore reale. I pm hanno però chiesto l’archiviazione del procedimento per truffa: secondo loro, il comportamento di Fini, allora presidente di An, non è penalmente rilevante, mentre il risarcimento dell’eventuale danno causato ad An, per la vendita dell’alloggio a un prezzo inferiore a quello di mercato, va chiesto in sede civile.

Un ruolo nella vicenda sarebbe stato giocato anche questa volta da Walter Lavitola, il direttore de L’Avanti che già in passato era volato a Santa Lucia per cercare informazioni utili a dimostrare il legame tra Tulliani e le due società off shore. Secondo il Corriere della Sera, sarebbe stato proprio lui a mediare con le autorità dell’isola per convincerle a spedire i nuovi documenti. Con ogni probabilità ora queste carte finiranno sulla scrivania del gip di Roma, che il prossimo 2 febbraio deve decidere sull’archiviazione dell’inchiesta.