Lo ha anticipato ieri il Mattino e confermato lei stessa in una intervista di Lucia Annunziata su Rai Tre. Patrizia D’Addario – così nota da non aver bisogno di alcuna presentazione – è stata contattata da un partito o gruppo politico per essere candidata a prossime elezioni, non si sa se comunali, regionali o chissà quali.

Non si vuole dare qui alcun giudizio sulla neo candidata che merita rispetto come qualunque altro cittadino che vuole misurarsi con la politica. Ma non si può fare a meno di considerare che questa – è una scelta non anti – si suppone che la candidatura non venga dal Pdl – ma in pieno stile dell’era Berlusconi. Una scelta nella quale la politica non si fa per costruire, ma è contro qualcuno, nella quale i candidati vengono selezionati in base alla notorietà – in qualunque modo sia stata acquisita – e non per i meriti che essi in silenzio si sono guadagnati nella società civile o meglio per la loro passione o volontà politica.

Ma sì, deve aver pensato qualcuno, facciamo della D’Addario una icona, vittima del berlusconismo, la rappresentante di povere ragazze sfruttate nei bunga bunga. Tutte vittime di un carnefice di nome B.

Non si considera che a pagare le conseguenze di queste fantasiose strumentalizzazioni fantapolitiche sono sempre e soltanto i cittadini i quali si ritrovano a eleggere (tanto con il «Porcellum» non sono loro a scegliere) persone che con la gestione della cosa pubblica non c’entrano nulla. Che non hanno cognizione di come vadano risolti e affrontati i problemi, che sono influenzabili e troppo spesso, ricattabili.

E ciò lo diciamo senza dare alcun giudizio di carattere etico sul mestiere che i neo candidati svolgono, per non essere immediatamente tacciati di moralismo.

Ma il sogno è un Parlamento, un consiglio regionale, provinciale o comunale scevro da oscuri sottobosco o igieniste dentali con la passione per i festini a Palazzo Grazioli. Ciò è possibile solo se gli stessi partiti – a qualunque area facciano riferimento – siano capaci di auto rinnovarsi, scegliere i candidati tra chi ha le giuste qualità e motivazioni, prediligere chi ha senso critico e idee nuove ai lacchè di partito!

Il sogno è che alle prossime elezioni le candidate D’Addario vengano soppiantate da cittadini e cittadine qualunque, gente comune che abbia fatto sempre il proprio dovere in silenzio, il cui unico patrimonio sia costituito dagli affetti e dalla stima che gli tributa chi ha la fortuna di conoscerli, che senza ambizioni personali siano animati da spirito di servizio e magari dal sogno di rendersi utili. E’ chiedere troppo?