Leggere un film, interpretarne le argomentazioni, illuminare la forbice che si apre sulle intenzioni dei realizzatori e si chiude sul prodotto finito. Sulla carta, la critica cinematografica consiglia, giudica e insegna, argomenta, crea o distrugge miti. Quella quotidianista ha il dovere di informare, la specialistica, invece, è più orientata alla saggistica, cerca di distinguersi con scelte presumibilmente raffinate e un linguaggio indirizzato a lettori non casuali. Se questa divisione poteva valere fino ad una ventina d’anni fa, l’avanzata di una macrocategoria che ai quotidianisti e ai critici cinematografici di periodici specializzati somma blogger, cinefili e appassionati vari ha avuto e continua ad avere il merito di accendere discussioni.

E’ opinione comune poi che la critica cinematografica non serva a nulla, fino ad arrivare al paradosso che un film “amato dai critici” sia un prodotto automaticamente da evitare. Tolto ciò, ogni spettatore diventa un esperto di analisi filmica appena uscito dalla sala. Non si tratta solo di avere un giudizio, conseguenza naturale di qualsiasi atto di conoscenza, ma di esami anche approfonditi che spesso finiscono con “per me è così, punto”. Del resto, se tutti hanno un’ idea su una pellicola, su un regista, o su una cinematografia, pochi hanno l’onestà di metterla in crisi, cioè di fare critica (compresi alcuni professionisti del settore). Proprio per questo, non di rado, la recensione che incontra il nostro giudizio è opera di un grande critico, mentre quella che lo contrasta non può che essere stata scritta da un incompetente.

Alcuni poi hanno deciso di parlare d’altro. Col cinema fanno politica – è sufficiente confrontare le “stellette” dei vari quotidiani per gli autori “caldi” – oppure cercano di leggere quello che siamo o stiamo diventando. Per altri ancora, gli spazi riservati a chi scrive di cinema non sono per niente diminuiti come lamentano gli addetti ai lavori; crescerebbero, anzi, sempre di più, occupando come una benevola infezione differenti campi e aree, trasformando, piegando, creando nuove tendenze. Se fino a poco fa, le indagini sullo stato della critica rivelavano uno iato profondo e un’antipatia reciproca tra giornalisti e blogger, ora sta diventando sempre più chiaro quanto il discorso sia in realtà legato, da una parte, alla competenza di chi scrive, dall’altra, a ciò che il lettore desidera leggere.