Ridurre la pena dell’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, condannato in appello a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessa nell’ambito del processo “talpe alla Dda”. È questa la richiesta fatta dal sostituto procuratore generale, Giovanni Galati, ai giudici della seconda Sezione penale.

In particolare, il pg ha sostenuto che devono essere escluse le aggravanti che avevano fatto lievitare la pena di Cuffaro (dagli iniziali cinque anni a sette). A modo di vedere della Procura di piazza Cavour deve essere annullata l’aggravante che era stata inflitta lo scorso 23 gennaio dalla Corte di Appello di Palermo a Cuffaro, relativamente al favoreggiamento nei confronti di Mimmo Miceli e di Guttadauro. Rimarrebbe in piedi, invece, il favoreggiamento, consumato nel 2001, nei confronti di Aiello. Un reato senza aggravanti e che verrà prescritto il prossimo aprile. Se dunque la suprema Corte accoglierà le richieste della pubblica accusa, la Corte d’Appello di Palermo dovrá rideterminare notevolmente al ribasso la pena nei confronti del senatore Cuffaro.

“Siamo parzialmente soddisfatti della requisitoria”. Così commenta l’avvocato, Nino Mormino, che difende in Cassazione l’ex governatore della Sicilia. “Noi daremo battaglia fino alla fine con tutti i nostri motivi di ricorso, non solo su quelli relativi all’aggravante mafiosa: ma il giudizio del Pg, che ha ritenuto inesistente il favoreggiamento a Cosa Nostra, è già un bel risultato”. Per domani è atteso il giudizio della camera di consiglio che dovrà decidere se confermare o meno la condanna a 7 anni di reclusione.