Archivio cartaceo | di Vittorio Malagutti | 21 gennaio 2011
Il “Sole 24 ore” copia Marchionne
Newco come a Mirafiori
Sui conti del gruppo pesa un'operazione sbagliata del 2008, l'acquisto di Esa Software
Nel frattempo per tutta la giornata di ieri si sono rincorse le voci di un riassetto organizzativo all’interno del gruppo. Si ipotizza la creazione di una nuova società, in gergo newco, a cui verrebbero trasferite alcune attività editoriali. Insomma si tratterebbe di una replica dell’operazione Mirafiori modello Marchionne. Anche il Sole, che è quotato in Borsa, starebbe quindi preparando il trasloco sotto il cappello di una spa creata per l’occasione. Quali? Le ipotesi si sprecano. Si parla di alcune attività editoriali, con l’obbiettivo, paventato dai sindacati di rivedere alcuni aspetti del contratto di lavoro. Solo ipotesi, per il momento. C’è il rischio però che il piano industriale inneschi nuove tensioni all’interno di un’azienda da tempo sull’orlo di una crisi di nervi. Resta grande l’incertezza sul destino del direttore Gianni Riotta, contestato da gran parte della redazione. Ai vertici di Confindustria si continua a discutere di una sua sostituzione ma i tempi, salvo accelerazioni dell’ultim’ora, non sembrano ancora maturi.
Poi c’è la questione, tuttora aperta, della trasformazione in tabloid del formato del quotidiano. Sul progetto sponsorizzato da Riotta la redazione ha chiesto maggiori particolari. Una richiesta rimasta senza risposta nonostante un giorno di sciopero. Tensione alta, quindi. E a calmare le acque non ha certo contribuito Luca Cordero di Montezemolo. Ieri l’ex presidente di Confindustria ha ricordato che senza le risorse raccolte con la quotazione in Borsa adesso la situazione del Sole sarebbe ancora peggiore. E dice Montezemolo, Emma Marcegaglia era scettica, se non contraria, allo sbarco sul listino.
Ma mentre i manager targati Confindustria guardano al futuro e cercano il rilancio del giornale della casa, restano da gestire le grane ereditate dal passato recente. A cominciare, per esempio, dal caso Esa software, una delle società comprate da Sole 24 Ore durante la faraonica campagna di espansione del biennio 2006-2008, un’espansione gestita dall’allora numero uno Claudio Calabi che si è rivelata, bilanci alla mano, fonte di perdite multimilionarie.
Peggio ancora: adesso si apre anche un fronte legale. Al centro della contesa c’è Esa software, azienda riminese comprata nel dicembre 2008 dal Sole sulla base di una valutazione di 60 milioni di euro. Il venditore Antonello Morina, rimasto azionista con una quota del 30 per cento nonché presidente della società, è partito lancia in resta contro il gruppo editoriale della Confindustria impugnando in tribunale i conti del 2009. L’accusa, neppure troppo velata, è che il bilancio di Esa sarebbe stato intenzionalmente affossato dai manager targati Sole (nel consiglio dell’azienda riminese c’è anche la numero uno Treu). Obiettivo finale: chiedere un indennizzo al venditore, cioè Morina, che dispone di un opzione di venduta del residuo 30 per cento da esercitare a partire dalla prossima primavera.
Il Sole ovviamente respinge al mittente le accuse. Sta di fatto che, subito dopo l’acquisizione, Esa si è di fatto sgonfiata: fatturato in calo e profitti al lumicino (solo poche decine di migliaia di euro nel 2009). Una quota importante (oltre un milione di euro) delle passività in bilancio deriva dalla svalutazione della quota di posseduta nella società Aldebra. Secondo Morina questa svalutazione sarebbe priva di “presupposti e documenti giustificativi”. In altre parole sarebbe un buco in bilanci creato ad arte.
da il Fatto Quotidiano del 21 gennaio 2011





