“Mai dire una bugia quando puoi cavartela a forza di stron…ate.”
(Harry Frankfurt – “On Bullshit”)

Si fa sempre più febbricitante e sul limite della nevrosi il clima nella parrocchia Pdl (e forse anche in quelle reali, intese come luoghi di culto cattolico). Non c’è giorno in cui gli apostoli del sultano di Arcore non appaiano nel cubetto televisivo per affabulare gli allocchi e snocciolare il solito rosario di mistificazioni sulla perversa predilezione del premier per spregiudicate pulzelle.

Nella seconda serata del 18 gennaio, ad esempio, se qualcuno si fosse cimentato nello zapping per seguire il rodeo televisivo sul Ruby-gate, avrebbe rischiato l’anchilosamento delle falangi della mano. E un telespettatore informato avrebbe corso il pericolo di un attacco fulminante di nausea, se si fosse imbattuto nell’intervento agghiacciante di Giorgio Mulè, direttore di Panorama e ospite del tg3 linea notte, e nello show bagaglinesco di Matrix, condotto dall’ineffabile Alessio Vinci.

Al tg3 linea notte (qui il video), mostrando una evidente penuria di argomentazioni, Mulè non trova altro di più incisivo che paragonare le porno-vicende di Berlusconi a un immaginario “spinello” di Emma Bonino, anche lei presente in studio e reduce da un battibecco con Quagliariello (sì, lo stesso che, a mò di sfida contro la procura di Milano, ha strepitato qualche giorno fa: “Voglio vedere i preservativi di Berlusconi“). E per rincarare la dose della sua funambolica tesi, sfodera prodigiosamente dal cilindro magico il coniglietto dell'”aborto” , che fa tanto trend negli ambienti pseudo-cattolici destrorsi e che in Italia sembra ancora legale.

A Matrix, invece, la mattanza si è rivelata più efferata. Il parterre degli ospiti, alla faccia della par condicio, includeva Mara Carfagna (PDL), Francesco Paolo Sisto (PDL), Paola Concia (PD), il prezzemolino onnipresente Sgarbi e Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera. Ed è proprio quest’ultimo, non certo noto per aver militato nella sinistra trotskista, ad aver rifilato uno sganascione silenzioso al ligio Vinci e ai suoi collaboratori.

Il “casus belli” è stato un abominevole video-servizio sul Rubygate, a cura di Alessandro Banfi, co-autore di Matrix, nonchè di “Mattino5” e di “Pomeriggio5” e co-direttore di Videonews, assieme a Claudio Brachino (il noto cacciatore dei calzini turchesi).

Dopo gli interventi sconclusionati e grotteschi della Carfagna (che straparla di “attenzionamenti” e di “scheggia impazzita della magistratura” con riferimento alla procura di Milano) e del delirante Sgarbi (che cita “ad mentulam” Pasolini e Vendola), Vinci fa partire una video-sintesi della porno-vicenda berlusconiana, tutta narrata a favore del padrone.

Alla fine del filmato, Vinci è costretto ad annunciare la fuga di Beppe Servergnini (“senza motivo”, a suo dire). Stacco sulla poltrona vuota del giornalista. Primo piano sul mesto sguardo del conduttore. Disgusto che si scornicia dalla tv e ti assale irrimediabilmente.

Ma lo show deve continuare. E allora via libera allo scempio e al profluvio di bugie. O di stron…ate, come le chiamerebbe il professor Frankfurt.