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Frediano Manzi
Presidente di S.O.S racket e usura

Quando lo Stato abbandona i suoi figli

La notizia della revoca della scorta al mio amico Giulio Cavalli, consigliere regionale lombardo e artista in prima linea nella lotta contro la mafia, mi è arrivata ieri sera come un pugno nello stomaco. All’improvviso. Proprio ieri quando Giulio era impegnato su un fronte importante, la mozione da lui presentata in regione, per chiedere la revoca della nomina di Pietrogino Pezzano, recentemente nominato dalla giunta Formigoni, a capo dell’ ASL Milano 1. Ieri è stato convocato dal Prefetto di Lodi, che gli ha comunicato informalmente la decisione. Solo una coincidenza? Non so, ma il sospetto è forte.

Poche sere fa, a Paderno Dugnano, in una delle tantissime serate passate insieme a parlare di mafia ai cittadini lombardi, le parole che ha pronunciato Luigi De Magistris mi hanno emozionato: “Quando lo Stato mette sotto scorta attori, consiglieri comunali, sindaci e presidenti di associazioni anti racket, vuol dire che in Italia il cancro della mafia è pesantemente insediato”.

E poi ci sono le altre verità, quelle che fanno più male, quando lo Stato abbandona i suoi figli e li lascia soli. Io sono certo che il lavoro di Giulio, come il mio e quello di tanti altri valorosi combattenti dell’antimafia dei fatti non cambierà. Dobbiamo andare avanti lo stesso, con le nostre mille difficoltà, le nostre paure e le angosce, e tante rinunce che imponiamo per le nostre scelte ai nostri figli e alle nostre mogli. Ma quando lo Stato abbandona i suoi figli in questa terra di ‘ndrangheta che è la nostra Regione Lombardia, allora lo schiaffo che ci arriva fa male davvero.

La scellerata decisione di revocare la scorta a Giulio Cavalli è un insulto. E’ un insulto a un uomo simbolo della lotta alla mafia, che parla di crimine organizzato alla gente, ridicolizzando i boss e i loro arcaici rituali. E’ un insulto a tutta la società civile e alla parte sana del nostro paese, governato da “un uomo ridicolo”.

E allora dobbiamo resistere e andare avanti lo stesso.

Sto scrivendo queste poche righe con rabbia di chi ha provato sulla propria pelle quanto sia pericolosa l’assenza dello Stato. Più pericolosa delle intimidazioni che quotidianamente subiamo. Lo Stato si prende i meriti dei tanti latitanti arrestati, che in realtà sono frutto del lavoro dei valorosi uomini delle forze dell’ordine e della magistratura che pagano ogni giorno il prezzo di questa guerra con il sangue dei suoi morti lasciati nelle strade.

Ora capiamo perché questo Stato abbandona i suoi figli migliori, si indigna perché si parla della verità, quella verità scomoda che non deve essere raccontata, derisa e denunciata.

E allora io dico a questo Stato che noi continueremo tutti a combattere insieme a Giulio la mafia, gli uomini di mafia e i metodi mafiosi che sono abbondantemente rappresentati all’interno delle nostre istituzioni.


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