Spiagge, mare, una natura bella ma inclemente che costringe alla dieta forzata stelle (o presunte tali) del mondo dello spettacolo. Le liti e le prove per accaparrarsi il cibo. “L’isola dei famosi”, il noto format prodotto da Magnolia per Raidue, dopo un anno di trasferta forzata in Nicaragua, il 14 febbraio torna a Cayos Cochinos, l’arcipelago di isole dell’Honduras dove si sono già tenute le tre edizioni dal 2006 al 2008. Senza curarsi del fatto che nel frattempo il Paese, dopo il golpe di Roberto Micheletti nel 2009, non è propriamente diventato un esempio di democrazia e di rispetto dei diritti umani.

A denunciare la scelta della Rai e della casa di produzione, fondata dal manager berlusconiano Giorgio Gori e attualmente di proprietà della De Agostini, in questi giorni è il mensile Altreconomia, che ha rivolto un appello affinché sia interrotta la programmazione dell’Isola in questo Paese o almeno “venga portata in prima serata su Rai2 la realtà che vive la popolazione honduregna, una realtà che rischia di venir distorta dalle immagini di cartolina che entreranno nelle nostre casa dai teleschermi”.

L’appello sarà inoltrato a inizio febbraio, con l’elenco di tutte le adesioni, ai presidenti della Camera e del Senato, alla Commissioni esteri di Camera e Senato, al presidente del Consiglio di sorveglianza della Rai e al direttore di Rai2 Masi.

Inutile dire che la sospensione del programma, già contestato in passato per i fastidi creati alle comunità locali e per presunti danni ambientali causati nei paradisi naturali che finiscono nel suo mirino, è quasi impossibile.

La speranza dei giornalisti di Altreconomia è tuttavia quella di tornare a parlare di uno Stato di cui ci è quasi dimenticati, da quando il candidato di Micheletti Porfirio Lobo ha preso il potere dopo le contestate elezioni di fine 2009.

Il Paese centramericano, il secondo più povero di tutte le Americhe, ricorda Altreconomia, non è ancora stato reintegrato nell’Organizzazione degli Stati americani e l’ex presidente della Repubblica democraticamente eletto Zelaya, dopo un soggiorno forzato di 4 mesi nell’ambasciata brasiliana di Tegucigalpa, non è ancora potuto rientrare nel Paese.

Zelaya venne prelevato nella sua abitazione a fine giugno 2009 e, ancora in pigiama, spedito in esilio in Costa Rica. Gli si sostituì, ad interim, l’imprenditore di origine bergamasca Roberto Micheletti. A inizio 2010 con le elezioni da molti contestate, il Paese ha riintrapreso un “percorso di democrazia” che molti però mettono in discussione. Ad esempio l’Unasur, che non ne riconosce la legittimità, o, appunto, l’Osa. L’Ue invece ha riconosciuto il nuovo esecutivo eletto e ultimamente anche gli Stati Uniti si sono notevolmente ammorbiditi.

“Nel corso del 2010 – spiega Altreconomia – in Honduras, sono stati assassinati 10 giornalisti e pochi sanno che, a pochi chilometri dalle isole dei Cayos Cochinos, nella regione del Bajo Aguan, si è realizzata nelle ultime settimane una vasta operazione di repressione nei confronti dei movimenti contadini, ad opera di militari e paramilitari al soldo dell’oligarchia locale, che hanno lasciato sul terreno numerosi cadaveri e almeno 5mila persone senza casa”.

“Noi nel 2007 con una inchiesta giornalistica ci occupammo già della trasmissione – spiega Luca Martinelli di Altreconomia al fattoquotidiano.it – e in quell’occasione anche il console honduregno a Milano ci confermò che “L’Isola” per il Paese era una enorme vetrina turistica. Se l’obiettivo della trasmissione è questo, quello che denunciamo è che si torna a vendere come buona l’immagine di un Honduras dove dopo il Golpe vengono sistematicamente violati i diritti umani, di cittadinanza, politici, economici”.

Non sono chiare le ragioni del ritorno in Honduras per Magnolia e per la Rai. Quello che è certo è che l’edizione di quest’anno viaggia a budget ridotto. D’altra parte, dal punto di vista economico, sembra che l l’Isola non sia mai stata un grande affare. «Nella stagione migliore ha guadagnato meno di 250mila euro e in alcuni casi i conti sono andati in rosso» scriveva a dicembre il settimanale Vanity Fair.

“Alla Rai- continua Martinelli – chiediamo che quantomeno dia spazio all’informazione su quello che veramente succede nel Paese centramericano”.