A poche ore dall’udienza scopro che è saltata sia quella dell’11 gennaio sia quella del 21 (per le puntate precedenti clicca qui).

Il nuovo calendario dovrebbe essere 24/01, 28/01, 02/02 sempre alle 9.30 e sempre al Palazzo di Giustizia di Torino.

Io ci sarò, anche se il 27/01 sono relatore ad un convegno al Comune di Ragusa e quindi devo tornare a Torino in fretta e furia per essere presente in udienza.

Ma mai come adesso serve dare precedenza alla Giustizia senza ulteriori rinvii.

Questo contrattempo era giustificato da gravi problemi personali di una delle parti in causa, però la parola stessa, rinvio, è lo stigma di uno dei mali dell’Italia, della pubblica amministrazione e delle aule di Giustizia.

Chi lavora per la Procura, ha la mail con il nome e poi @giustizia.it. Il Palazzo stesso si chiama di Giustizia, io stesso, mi sorprendo a scrivere questa parola con la maiuscola. La Giustizia. Lavorare per la Giustizia. Tanti aggettivi possono accompagnare la parola, giustizia divina, giustizia sociale, giustizia sommaria. In questo caso si tratta di Giustizia e basta. La giustizia imperfetta delle leggi, sempre migliorabili, che gli uomini si sono dati per convivere tra loro in armonia e che in queste aule si dovrebbe amministrare.

Gli attacchi ai giudici che si sentono spesso da parte di certa politica mi hanno fatto sempre pensare a quell’astio che aveva l’ubriaco del villaggio quando bevendo e bestemmiando inveiva contro il medico e contro il curato. Quasi fossero responsabili loro dei malanni per i quali lo mettevano in guardia.

E la grossolanità e i doppi fini delle accuse distolgono dal focalizzare gli elementi, anche nella Giustizia, che andrebbero criticati al di fuori di polemica. La lentezza, la farraginosità delle procedure, la mancanza di mezzi che il Procuratore Generale della Repubblica Caselli lamenta.

Ma attorno a me io ho scoperto la solidarietà di molti uomini e donne di giustizia. I commenti e le discussioni del gruppo su Facebook (intitolato non a caso “Vogliamo giustizia nel processo di Raphael Rossi”) sono animate, in buona parte, da studenti di giurisprudenza, praticanti e avvocati (in molti si sono offerti di difendermi gratis, ancora li ringrazio).

E grazie a tali persone riscopro ogni giorno il valore delle Leggi e su tutte della Carta Costituzionale come garante della legalità e della trasparenza, tutti antidoti della corruzione.

E allora proprio per nobilitare la giustizia e difenderla dagli attacchi politici (difendere la giustizia, dove siamo arrivati…) sarebbe utile raccogliere qui sul blog del Fatto Quotidiano leggi, sentenze, buone pratiche, testimonianze sulla lotta alla corruzione, vostri commenti sulla delegittimazione della giustizia o dichiarazioni di solidarietà verso i giudici.

Mi piacerebbe che reagissimo con forza e comunicassimo insieme che ci crediamo a un mondo più giusto e meno corrotto.

La mia speranza è che il signor Rossi qualunque che si trovi domani di fronte alla corruzione consideri la denuncia come l’unica via possibile (e la trovi più facile di quanto successo a me).

La mia speranza è che attraverso la mia vicenda sia fatta Giustizia, anche per controbattere a chi calunnia, in modo pretestuoso, gli uomini e le donne di Giustizia.

P.S. Moltissimi tramite il blog e il gruppo Facebook mi hanno chiesto di poter essere presenti all’udienza, per ora non è possibile, le date comunicate sono udienze a porte chiuse. Si tratta per ora solo della cosiddetta “udienza preliminare” quella che cioè definisce i “confini” del dibattimento, infatti ad esempio nella prima seduta un imputato aveva chiesto il patteggiamento proponendo per se un anno di reclusione.

Sono (per fortuna) estraneo alle procedure della Giustizia, quindi mi scuserete se dovessi aver usato impropriamente qualche termine.

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