Come i visitatori di questo post avranno ormai capito, nutro nei confronti del Silvio Berlusconi comunicatore un ammirato disprezzo. Disprezzo per le argomentazioni, intrise di un sistema di valori tipico della chiacchiera da bar di provincia tra avventori sul ballistico/rodomontesco andante, a fronte della più che stupefatta ammirazione per l’incredibile faccia tosta con cui queste vengono spiattellate ai quattro venti. E l’altrettanto notevole dose di fantasia creativa con cui sono confezionate. Ricordate la sequenza: sono il più grande presidente del Consiglio della storia italiana… ho fatto fare la pace tra Obama e Putin… Roba che nel mondo si ride ancora a crepapelle.

Ma adesso la posta si è ulteriormente alzata. Ed è arrivato subito il colpo di genio.

Sotto assedio mediatico per la faccenda del suo priapismo senile, che lo spinge a succhiare vampirescamente giovinezza dalle carni tenere di “fanciulle in fiore” a tassametro, e in grave difficoltà nel ridurre tale squallore in narrazione edificante, il Cavaliere ha fatto la “mossa del cavallo”, lateralizzando l’attenzione. Si chiama diversivo: non faccio orge perché mi sono fidanzato.

Ora, che questa sia una balla cosmica risulta evidente al più candido e credulone dei nostri concittadini. Ma in comunicazione tutto diventa vero se lo ripeti spudoratamente un numero infinito di volte. Semmai il problema è che per dare credibilità alla panzana bisogna arricchirne la propalazione di ulteriori elementi confermativi. In un perenne gioco al rilancio delle sorprese. Dunque, non si potrà tenere segreta ancora troppo a lungo l’identità della (s)fortunata creatura con cui il bieco ometto fallocrate intreccerebbe teneri quadretti, tutti fiori e cuori, alla Peynet.

Questa dell’identificazione dell’oggetto amoroso berlusconiano è la grande sfida a cui sono chiamati i suoi insonni consulenti d’immagine. Perché, al fine di raggiungere lo scopo atteso, bisogna trovare urgentemente il soggetto giusto, con caratteristiche ben precise:

  1. Deve trasmettere una sensazione di assoluta normalità, per azzerare le dicerie sui contesti sfarzosi/faraonici in cui veniva celebrato il baccanale quotidiano;
  2. Deve suscitare sentimenti di grande amorevolezza tendente al platonico, per smentire la bulimicità cannibalesca di sesso attribuita al Nostro;
  3. Deve risultare a colpo d’occhio un’icona della modestia, per recuperare l’effetto di eccezionalità patologica prodotto dalle vicende finite sotto il riflettore.

Insomma – per farla breve – una brava casalinga trepida, fedele e molto borghesuccia; che lo attende a casa, con bigodini e pattine, cucinandogli gustosi mangiarini. Sempre pronta ad accoglierlo amorosamente sull’uscio di casa, al ritorno serale, e ad accompagnarlo in tinello; dove potrà finalmente rilassarsi in poltrona dalle fatiche quotidiane di mandare avanti il Paese, mentre dalla cucina arrivano i vaporosi profumi del soffritto.

Questo il tipo giusto, no? Ma anche scelta davvero complicata, visto che il modello femminile imposto dalla pluridecennale predicazione di Mediaset ha imposto tutt’altro tipo muliebre; costringendo persino un certo numero di nonne a praticare lifting e adottare push-up per essere all’altezza dell’effetto velina richiesto dallo spirito (machista/berlusconiano) del tempo.

Per questo motivo potrebbe essere risolvente ricorrere a un soggetto già sottomano, che risponde perfettamente ai tre punti dell’identikit di cui sopra: Daniele Capezzone, il ben noto portavoce televisivo della Casa della Libertà. L’ex giovane radicale, già alla corte di Marco Pannella, ha tutte le caratteristiche per funzionare alla grande: dall’aspetto da mezza calzetta all’espressione contrita di chi sa come stanno le cose ma è anche pronto a perdonare il fidanzatino scapestrato; all’eloquio soporifero che induce al sonno meglio di una tisana. Un vero angelo del focolare. Che – del resto – si è già premurato di esternare pubblicamente la propria natura bisex.

Può concorrere ad accreditare la “pista Capezzone” il fatto che Berlusconi – annunciando di essere “accompagnato” – si è tenuto prudentemente sul vago riguardo al sesso del soggetto accompagnatorio. Infatti ha usato sempre il sostantivo “persona”, che non fornisce la benché minima indicazione di genere.

E comunque, dopo aver fatto overdosi di apparizioni sullo schermo televisivo, Daniele Capezzone ha completato il training necessario per essere una perfetta “donna dello schermo”, come la Beatrice di dantesca memoria (povero l’Alighieri!).