Dall’impedimento al decadimento il passo è breve. Rigettato il primo viene ampiamente rilanciato il secondo, che assume l’immagine di un vecchietto, pingue e “fessurato” negli occhi che per comodità giornalistica viene definito il drago.

Ma Berlusconi del drago non ha nulla. Il drago nell’immaginario collettivo rappresenta il male ma all’interno di una dimensione grandiosa, per fattezze fisiche e capacità paranormali. Qui trattiamo un uomo la cui dimensione è, al massimo, quella dello squallore più totale. Una dimensione culturale e galante della donna da macchietta anni ’50. Da cummenda in paltò e sciarpetta per coprire i bronchi che, si sa, ad una certa età vanno tutelati.

Non servono ville e villoni per nascondere il decadimento vitale di un uomo che si è ridotto a scimmiottare un’età che se ne è andata e a ricercare, in questa emulazione, la banalità del corpo femminile come rappresentata nei “ filmaccetti” di Alvaro Vitali. Non è sufficiente la potenza di fuoco del dio denaro per occultare l’infantilismo del bambino Berlusconi che muove le proprie girls come si era soliti muovere battaglioni di soldatini in epiche e fantasiose battaglie.

Rimane la patologia di un signore incapace di accettare il tempo che passa e che, memore dei suoi 40 o 50 anni, dopo lustri cerca di riagguantare. Rimane il comportamento di un vecchio che se non si chiamasse Berlusconi sarebbe stato, da tempo, messo alla berlina e aggiustato con un sano “va a ciapar i ratt, pirlun”.

Rimane la figura patetica e triste di un signorotto la cui solitudine è tale da avere dimenticato come le relazioni mercificate siano, simbolicamente, ciò che più ci allontana dalla giovinezza che tanto piace al premier in bandana e maglietta girocollo. La quale, giovinezza, non ha bisogno di soldi per sviluppare amicizia, erotismo, affetto e amore.

Rimane una immagine di sessualità grossolana e molto poco gioiosa, bigotta e conservatrice nella ritualità che vede il maschio dominus assoluto, e la donna “arnese da (s)casso” nel tentativo di rallentare un decadimento che però, in tale visione, si accellera.

Il deperire politico del signore di Arcore va di pari passo al deperire umano e, rispetto a quest’ultimo aspetto, nemmeno la corte dei miracoli che gli sta attorno riuscirà a varare la legge che forse gli sta più a cuore: l’illegittimo decadimento, dalla natura di uomo, anziano e solo.