L’apologo è famosissimo. La prima volta che l’ho sentito è stato al cinema nel 1992, raccontato dal protagonista di un film bellissimo, La moglie del soldato. Nel 1999 lo ha messo in musica anche Max Pezzali. Ecco, da un po’ di tempo penso che sia la metafora migliore dell’Italia di questi ultimi anni.


Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto a una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda”. La rana gli rispose: “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!”. “E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione: “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!”. La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.

A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione… – rispose lui – è la mia natura.

Provate a indovinare chi è la rana. E, soprattutto, chi lo scorpione.