E’ giusto o no che un ragazzo o una ragazza tra i 16 e i 18 anni non siano considerati capaci di intendere e di volere se decidono di avere rapporti sessuali con un adulto in cambio di un qualche compenso? E’ di conseguenza giusto che venga punito il cliente di prostituto/a  minorenne consenziente?  E’ una domanda che non mi vergogno di porre e di pormi, tenendo conto che fino a poco meno di cinque anni fa, queste attività venivano considerate legali. Erano criticabili, ma non sanzionabili penalmente, sempre che di mezzo non ci fosse – come da legge italiana, ma l’età non c’entra – intermediazioni di vario genere, quelle che configurano favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione.

E’ stato proprio il governo Berlusconi tra il 2005 e il 2006 a far introdurre la norma che portava da 16 a 18 anni l’età del consenso valido per quanto riguarda i rapporti sessuali mercenari. Tra i parlamentari di sinistra nella commissione Giustizia – e in particolare da parte di Franco Grillini che allora era presidente onorario di Arcigay – ci furono varie perplessità in proposito.

Lo dimostra, in controluce, la seguente dichiarazione resa allora, alla fine del 2005, dal deputato Buontempo, detto Er Pecora:

La discussione si è persa dietro a immotivati timori che la norma, anche come riformulata dal Governo, vada a toccare la libera determinazione sessuale di ragazzi e ragazze minorenni, cosa che l’emendamento non riguarda. Ho proposto di punire coloro che escono di casa e vanno a spendere soldi con ragazze e ragazzi che spessissimo sono sfruttati da adulti che li costringono a vendersi. Esiste il limite dei quindici anni di età per la punibilità del cliente e voglio innalzarlo ai diciassette; qualcuno mi spieghi la logica di considerare normale l’acquisto della sessualità dei sedicenni e delle diciassettenni“.

“Mi chiedo se le riunioni della Commissione si svolgano nel Parlamento italiano o sul pianeta Marte. Solo chi vive su Marte può ignorare che in Italia di continuo si leggono notizie sullo sfruttamento della prostituzione minorile. Anche l’altro ieri si sono effettuati arresti contro sfruttatori che avevano organizzato una ‘casa chiusa coatta’ in cui erano usate anche ragazze minorenni: per la nostra legge i clienti delle ragazze sfruttate – anche se chiedevano espressamente ragazze minorenni – non sono perseguibili. La storia di quelle ragazze è uguale a quella di tante altre e se ne leggono tutte le settimane: sono state rapite o invitate con l’inganno per costringerle a mettersi sulle strade d’Italia. Vorrei sapere se i colleghi Lucidi, Finocchiaro e Grillini – che hanno tanti dubbi su questa norma – sono convinti che il motore di questo ignobile commercio non sia l’impunità per gli adulti italiani che offrono denaro per “comprare” ragazze e ragazzi.” (così Buontempo)

Alla fine della discussione, comunque, anche i deputati della sinistra non si erano opposti all’irrigidimento “proibizionista” della legge. In tutto il mondo occidentale, sono ormai lontani i tempi di Foucault, Derrida e Althusser che chiedevano nel 1977 l’abolizione di una rigida soglia di età del consenso, lasciando alla valutazione caso per caso della effettiva capacità di discernimento dei ragazzi. Negli ultimi decenni la tendenza è stata quella di tutelare di più, e quindi penalizzare gli adulti che usano potere e denaro per avere rapporti coi minori.

Ma non basta. I legislatori della maggioranza berlusconiana hanno irrigidito tra il 2005 e il 2006 anche le norme sulla pornografia, senza peraltro specificare esattamente cosa si intenda per pornografia. Tra le condotte sanzionate è stata inserita, in ossequio al disposto della decisione quadro europea, quella di chi «induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche».

Ora, in attesa delle prove sul tipo di rapporti tra Berlusconi e Ruby (ma il contesto è evidente) non resta che sottolineare che il capo del
centrodestra italiano è vittima della ipocrisia sua e del suo schieramento, e in particolare di leggi che hanno fortemente voluto.