Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso

La discussione sulle conseguenze del referendum Fiat va avanti. All’indomani della vittoria dei ‘sì’, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi assicura che “l’accordo su Mirafiori non sarà riaperto”. Ma per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, la partita non è ancora chiusa. ”Valuteremo se ricorrere alla magistratura – annuncia Camusso, ospite di In mezz’ora -. Una clausola che impedisce a un lavoratore di partecipare a uno sciopero è un tema che sicuramente arriva sino alla Corte Costituzionale” perché “siamo di fronte a dei diritti che non sono disponibili né a un’impresa né a un sindacato”. Comunque, prosegue, “non è sufficiente dire che ricorreremo alla magistratura”, visto che, secondo il segretario, non si può affidare la rappresentanza sindacale alla magistratura.

Il 46% di no al referendum di Mirafiori ha stupito Camusso, perché era un “voto così condizionato, così costretto che non permetteva ai lavoratori di decidere”, ma c’è stato “l’orgoglio, la capacità di reazione dei lavoratori”.Quanto all’esito, “ho pensato che saremmo stati più vicini al risultato di Pomigliano (36% di no). Il risultato ha stupito me come tutti, anche se avevamo colto un pò di nervosismo dell’azienda”. Camusso ha poi ribadito: ”Non si può essere fuori da Mirafiori. Se vogliamo, e lo vogliamo, essere il sindacato dei lavoratori dobbiamo essere dentro quella fabbrica e non fuori dai cancelli”.

Sulla intenzione della Fiom di intraprendere “la via giudiziaria” contro l’accordo, il ministro Sacconi replica: “Credo che valga la via politico-sindacale, valga come riflessione propria della Fiom e della stessa azienda e delle altre organizzazioni per vedere quale possa essere un comune denominatore, anche il minimo, per coabitare pur avendo posizioni diverse rispetto all’accordo”. Il ministro invita la Fiom a non intestarsi “tutto questo risultato. Non si è assunta tutta quelle responsabilità che si sono assunte le altre organizzazioni sindacali per l’investimento”. I no espressi al referendum (il 46%), sostiene infatti Sacconi, “non sono un’adesione alle politiche sindacali della Fiom. Sono una espressione di un malessere determinato dalla prospettiva di cambiamento”.

Un invito perché Marchionne rispetti gli impegni presi sui nuovi investimenti arriva dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e  dall’aspirante candidato sindaco per il Pd, Piero Fassino. Chiamparino esprime un giudizio positivo sull’esito del referendum “perché apre una prospettiva strategica decisiva per Mirafiori e in generale per l’auto in Italia, per tornare a produrre vetture competitive”. “Naturalmente – aggiunge il primo cittadino – è importante che siano mantenuti gli impegni assunti da Marchionne. Mi aspettavo una percentuale di no così alta e ci sono molte mie interviste in cui lo affermavo. E’ difficile – conclude – chiedere alle persone di cambiare le proprie abitudini, specialmente quando si tratta di fare lavori faticosi ed impegnativi”.

Fassino invita l’azienda a farsi carico ”carico del malessere della classe operaia, anche di quegli operai che hanno dato il loro sofferto sì al referendum sul contratto per Mirafiori perché preoccupati per il loro lavoro”. Anche l’opinione di Fassino sulle conseguenze del referendum è positiva: “Quello votato è un accordo per garantire la continuità di produzione negli stabilimenti di Mirafiori che da due anni sono in precarietà, un accordo importante senza il quale il rischio chiusura era reale, ottenuto con il sofferto sì di molti operai spaventati per il loro futuro e che hanno espresso un malessere di cui tutti dobbiamo farci carico, in primo luogo l’azienda”. Per Fassino c’è negli operai della Fiat e non solo della Fiat un “sentimento di solitudine di cui bisogna tener conto”. “Non si può lasciare soli gli operai – ha concluso – ma la vicenda Fiat ci dice anche se vogliamo scommettere sull’ innovazione dobbiamo puntare su qualità, specializzazione e formazione. Tutti devono fare la loro parte, anche i sindacati e anche il governo rimasto scandalosamente fuori dall’intera vicenda”.

Un elogio all’amministratore delegato di Fiat, che ha fortemente voluto l’accordo, è stato espresso dal presidente del Gruppo Espresso, Carlo De Benedetti: ”Credo che tutti debbano dire grazie a Marchionne, che ha preso la Fiat in un momento di baratro e l’ha salvata – ha detto De Benedetti -. “La Fiat sarà sempre più americana” e quella che sta vivendo il gruppo torinese è “una svolta storica inevitabile”. A MArchionne va “riconosciuto di aver capito che in un mondo globalizzato l’auto non aveva futuro se non avesse attivato una grande collaborazione internazionale. E’ stato infatti capace di cogliere l’opportunità Chrysler che è stato un vero passo decisivo”.