E’ in corso a Bologna il primo appuntamento dei Rottamatori del Pd dopo quello della stazione Leopolda di Firenze nel novembre scorso. Tema principale le primarie, ma anche il rinnovo di una classe dirigente. Al cinema Nosadella trecento persone hanno risposto alla chiamata, a dimostrare che l’Italia non è solo quella dei Bunga Bunga, ma anche un Paese di partecipazione, idee e voglia di un futuro migliore.

L’appuntamento è stato aperto dalle parole di Obama sul valore delle primarie. Poi lo stesso format usato alla Leopolda: una panchina, che non simboleggia l’attesa, ma un passaggio, e un palco sul quale chi vuole può salire e parlare cinque minuti. Non un secondo di più. Evidente l’assenza di Matteo Renzi, il sindaco di Firenze e il più visibile tra i Rottamatori, anche se la sedia lasciata vuota e la polemica tra lui e Pippo Civati è stata, almeno parzialmente, ridimensionata dallo stesso Civati. Che però non è entrato nel merito delle questioni che lo dividono dal sindaco di Firenze: “A volte i giornali imbastiscono polemiche dal nulla. Ma quello che ci interessa oggi è altro”.

Il primo a salire sul palco è stato Roberto Balzani, il sindaco di Forlì che ha stravolto le regole nella sua città, abituata al politichese: “Mi sono accorto che quando qualcuno si alza e dice c’è un problema politico, tradotto vuole semplicemente dire che ha un problema personale. E queste sono le cose che non vogliamo più sentire”. Poi è stata Maria Chiara Prodi, “nipote di Romano Prodi, ma non raccomandata”, come ha precisato, bolognese trapiantata a Parigi, dove lavora. “Dobbiamo dire basta alla retorica dei cervelli in fuga: noi esportiamo, ma saremmo anche in grado di importare qualcosa. Il problema è, casomai, l’impossibilità del ritorno”. Nella sala del cinema si sono sistemati anche i tre candidati alle primari bolognesi del Pd: Virginio Merola, il primo ad arrivare, Benedetto Zacchiroli, che proprio oggi ha ricevuto attraverso le pagine di Repubblica l’appoggio di un elettore di peso come Lucio Dalla, e Amelia Frascaroli.

Ma è stato il senatore Ignazio Marino a pronunciare le parole più seguite e applaudite: “Voglio raccontarvi un episodio di cui sono stato protagonista qualche anno fa, negli Stati Uniti. Stavo facendo un trapianto di fegato, un intervento molto delicato, e mi trovai in totale difficoltà. A quel punto feci chiamare il primario, quello che io considero il mio maestro, e lui riuscì a risolvere la situazione. Alla fine, stremato, andai verso una macchinetta che distribuisce quei cattivi caffè americani e sentii parlare due ragazzi, italiani, specializzandi. Uno che diceva all’altro: ‘ti sei perso un grande intervento, credo che ci sia stato materiale di studio in queste ore, un qualcosa di irripetibile’. E l’altro: ‘ma tu ancora credi che quando tornerai in Italia queste cose contino?’ Ecco – ha continuato Marino – il primo, quello che studiò quell’intervento, è un bravo chirurgo, dal quale io stesso mi farei operare, ma lavora in un ospedale di provincia e non ha mai vinto un concorso per l’università. L’altro, quello disincantato, che non vide niente e arrivò a intervento finito, ma che è figlio di un barone della medicina e dell’università, è professore associato in un importante ateneo. In questo episodio – ha concluso Marino – che ricordo come se fosse accaduto l’altro ieri, è descritto come vengono valutati i meriti in questo Paese. C’è l’etica tutta italiana. E’ questo che dobbiamo cambiare”.

Ma è con il segretario provinciale del Pd Raffaele Donini che i Rottamatori, a Bologna almeno, sono stati sdoganati ufficialmente: “Credo – ha detto Donini nei suoi cinque minuti – che il funzionariato di partito non debba essere un mestiere, ma un’esperienza. E propongo contratti a tempo determinato anche per i funzionari, me compreso”. E giù applausi. “Nei giorni scorsi mi avevano chiesto se fossi in imbarazzo perché i rottamatori arrivavano a Bologna. Oggi posso dire no, perché ho ascoltato parole che condivido assolutamente, soprattutto sulle primarie, che io per primo ho voluto con forza”. Poi Donini è andato oltre e ha rottamato i dirigenti del Pd lui stesso: “Il partito deve tornare a essere aperto alla gente, deve pensare globale e agire locale”.

di Emiliano Liuzzi