Nel paese dei molestatori di minorenni, dei parlamentari comprati all’asta, dei corrotti e dei corruttori, ci sono ancora persone che non si lasciano piegare dalle minacce, e persino dalla prospettiva di essere sbattute fuori, buttate sulla strada, ridotte alla povertà.

I voti, anche quelli che non ci piacciono, vanno rispettati, ma nessuno può negare che quelle migliaia di donne e di uomini che hanno comunque votato no al “referendum ricatto” di Mirafiori debbano essere ringraziati in modo particolare perché, comunque la si pensi, hanno dato a tutti una straordinaria lezione di dignità.

Hanno voglia a festeggiare i Marchionne boys di ogni colore, ma dentro di loro sanno che questo voto non è affatto una nuova marcia dei quarantamila, come ha urlato un giulivo Capezzone, ma l’esatto contrario.

Da questo voto e dalla stessa sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimo impedimento è invece è arrivato un segnale di rivolta etica e politica contro l’Italia della indifferenza, abituata a subire ogni tipo di ricatto e a piegare il capo: “perchè tanto è sempre andata così, inutile mettersi a contestare e a contrastare… vinceranno sempre quegli altri..”

Piaccia o no da Torino è arrivato un no non solo alla intesa, ma anche ai modi e ai toni utilizzati da Marchionne e da una corte di politici e giornalisti che non ha esitato a sposare la sua crociata senza se e senza ma, un vero esempio di radicalismo e di estremismo sedicente moderato.

Terminati i festeggiamenti ed esaurite le scorte della propaganda dovranno fare i conti con la realtà di una azienda spaccata, di linee produttive schierate a maggioranza per il no, dei ricorsi che saranno inevitabilmente presentati ai tribunali per le non poche violazioni delle norme e dello stesso statuto dei lavoratori contenute nella intesa.

Marchionne, che della corte è sicuramente è il più capace e per questo se ne fotte di un governo e di una politica debole e incapace di svolgere un qualsiasi ruolo di mediazione, lo sa benissimo e dovrà decidere se continuare a minacciare o se finalmente prendere atto che sulla rappresentanza sindacale non può decidere da solo e non può sopprimere i diritti del sindacato maggioritario che, a questo punto, è indubitabilmente la Fiom.

Chi sa se tutti quelli che, in questi ultimi giorni, hanno rivolto appelli alla Fiom e alla Cgil affinché si mostrassero responsabili, partecipassero al referendum e ne rispettassero il risultato, vorranno ora rivolgere, con analogo impegno, lo stesso appello a Marchionne e al governo, affinché almeno ora decidessero finalmente di dismettere i panni degli incendiari e dei provocatori.

Il giorno 28 gennaio si svolgerà lo sciopero indetto dalla Fiom e dalla Cgil, ci saranno iniziative e manifestazioni, sarà il caso di esserci perchè questa volta non ci sarà in discussione solo un no a un referendum, ma un si alla costituzione e ai valori della libertà, della legalità, della dignità.