Il virus Roma ladrona, Umberto Bossi l’ha scoperto una ventina d’anni fa. Ma l’infezione, nonostante il Senatùr ce l’abbia messa tutta, ha colpito anche i suoi che credevano bastasse indossare una camicia verde per immunizzarsi. Non è stato così. Una variante del virus, al quale è stato dato il nome di auto blu, ha un ceppo ben radicato in Friuli Venezia Giulia, dove la Lega è al governo col Pdl. Un ceppo che ha colpito Edouard Ballaman, leghista della prima ora, parlamentare per tre volte e poi presidente del consiglio regionale, a cui ora la Procura della Corte dei Conti contesta un danno erariale di quasi 23mila euro.

Uomo di ferro tra i bossiani, il più rigido, ricordano i compagni di partito, Ballaman è finito sotto inchiesta per 57 viaggi personali fatti da lui e la fidanzata (poi diventata moglie), a bordo dell’auto blu che la Regione gli metteva a disposizione. Anzi, più di una vettura, visto che prima si spostava con una Lancia Thesis, poi ha scelto una più robusta Audi A6, ammiraglia della casa tedesca.

Secondo la Procura della Corte dei Conti Ballaman avrebbe creato un danno erariale di 22.877 euro. Una spesa divisa tra carburante, pedaggi autostradali, gestione delle autovetture, compensi agli autisti. “Il danno – scrive il procuratore regionale dei magistrati contabili Maurizio Zappatori nell’atto di citazione – è stato causato dal comportamento di Ballaman che ha deliberatamente, e quindi dolosamente, violato i più elementari principi di buona amministrazione nonché le norme giuridiche di contabilità pubblica, vigenti in materia di utilizzo dell’autovettura di servizio”. Zappatori, nell’atto di citazione che porterà a un’udienza fissata per il 9 giugno, spiega che “Ballaman era perfettamente in grado di valutare che l’utilizzo dell’automobile di rappresentanza per attività meramente private era contrario alla legge” ed “era il solo responsabile del corretto utilizzo dell’auto blu. Si ravvisa non soltanto la colpa grave, cioè la grave negligenza, ma anche il dolo contabile cioè la volontà consapevole di violare le norme di contabilità pubblica”.

Certo, non poteva non sapere Ballaman che farsi accompagnare dall’autista all’aeroporto di Malpensa per il viaggio di nozze e farsi venire a riprendere venti giorni dopo, non poteva essere considerato impegno istituzionale. Come il week end romantico che i due fecero da fidanzatini a Istanbul, volo dall’aeroporto di Venezia Marco Polo, andata e ritorno sull’Audi di rappresentanza. Ma al magistrato non torna neppure il viaggio a Milano sempre con signora per incontrare Bossi, il 2 novembre del 2009: anche quello è finito tra i 57 viaggi che l’esponente della Lega, oggi dimissionario, dovrà rimborsare di tasca sua. Per non parlare degli impegni che i Ballaman dovevano sopportare con cadenza quasi settimanale: incontro col notaio, visita all’idraulico, le serate al ristorante da Gigetto e le visite alla loro casa al mare, a Santa Margherita di Caorle, Venezia.

Ballaman si è dimesso, la vicenda politica – per adesso – appare conclusa. Ma in Friuli non c’è un attimo di pace e il filone delle auto blu sembra non essersi concluso. Se quella di Ballaman è un’indagine chiusa, nei confronti dell’agenzia regionale per il turismo, “Turismo Fvg”, ente in orbita Lega, gli accertamenti sono appena iniziati. In questo caso sono da verificare gli spostamenti del direttore dell’ente, Andrea Di Giovanni, scorrazzato in lungo e in largo su una Mercedes classe C, e di un collaboratore esterno della stessa società, Claudio Tognoni, che si accontentava di una più modesta Alfa Romeo Mito. Appena saputo dell’indagine, l’assessore regionale Federica Seganti, Lega anche lei, ha bloccato il parco vetture.

Ma se per qualche leghista appannato dal morbo, ce ne sono altri ligi fino in fondo. Come il presidente della provincia di Udine, Pietro Fontanini, che ha declinato l’invito del presidente Giorgio Napolitano per una cena al Quirinale con il presidente sloveno Danilo Turk: “Di questi tempi è giusto risparmiare”. Così lui e gli altri leghisti invitati resteranno a casa. “Nessuna polemica con la Slovenia”. Sicuri? Sarà, ma i treni rapidi non costano così tanto. E sono pure comodi.

di Emiliano Liuzzi