Alemanno dal papa non c’ è andato da solo con la sua fede, come aveva annunciato nei giorni scorsi, ma con la giunta al completo. L’accordo è stato trovato in nottata, nel corso di una riunione fiume con il sindaco ed i dirigenti nazionali e locali del Pdl, dopo tre giorni di consultazioni.

I giochi dunque sono fatti. La nuova squadra di Alemanno, dopo aver ricevuto la benedizione papale, ha raggiunto il Campidoglio per il discorso ufficiale. Un sindaco che arriva nella sala delle bandiere con il fiatone e con un ritardo di quaranta minuti. Sorseggia più volte dell’acqua prima di presentare i nuovi assessori ma le sorprese sono davvero poche con buona pace di chi sperava nel colpo di scena. Chi credeva, infatti, nell’arrivo dell’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, si è dovuto accontentare di un altro pensionato di lusso: l’ex dirigente della Banca d’Italia, Carmine Lamanda, in carica al bilancio al posto di Maurizio Leo. Dietro la sua nomina si sospetta che vi sia stata la mano del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Nuovo arrivo anche quello di Gianluigi De Palo, pescato dal mondo cattolico della Acli romane di cui era presidente. A lui la delega alla famiglia e alla scuola.

A rimettere l’incarico anche Sergio Marchi, toccato dalle polemiche sulla parentopoli romana, sostituito ai trasporti dall’ex consigliere Antonello Aurigemma attuale presidente della Commissione mobilità che ha avuto un ruolo all’interno dell’affaire Salaria Sport Village – Bertolaso. In particolare ad Aurigemma venne contestato l’interessamento per i lavori della rotatoria in corrispondenza del centro sportivo Salaria Sport Village, che rendeva più agevole l’ingresso alla struttura. Secondo i magistrati di Firenze Aurigemma, avrebbe facilitato la costruzione della rotatoria in cambio di lavori da far eseguire in una sua abitazione privata. Lo stesso Aurigemma si è distinto nell’ultimo mese per il sostegno alla politica di Alemanno sulla tassazione ai cortei che sfilano nella Capitale.

Ma le polemiche sono tutte per l’assessore alla cultura uscente Umberto Croppi, vicino a Fli. Silurato nel cuore della notte, quando era certo della riconferma, da una telefonata di un fedelissimo di Alemanno, il consigliere comunale Giordano Tredicine. Croppi è stato sostituito dall’attuale delegato al centro storico Dino Gasperini. La cacciata dell’ ‘editore nero’, dalla nuova giunta per molti ha il sapore di una “esecuzione per motivi politici”. Secondo Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino: “L’unica sua colpa è quella di aver aderito di recente a una linea politica diversa, anche se non ostile, rispetto a quella del Sindaco Alemanno”. Ma è lo stesso sindaco a fare mea culpa quando risponde imbarazzato alle domande dei giornalisti spiegando il perché di una decisione osteggiata: “L’esclusione di Croppi nasce esclusivamente da ragioni legate a numeri e alla rappresentanza in consiglio comunale. Croppi in questi due anni e mezzo ha lavorato benissimo e ha riscosso un ampio apprezzamento testato anche nei sondaggi ma – continua – purtroppo, componendo la giunta, bisogna anche fare i conti con la necessità di mantenere unita la maggioranza capitolina”. Tradotto vuol dire: ho bisogno di una maggioranza più solida per governare e Croppi, in quanto tecnico vicino a Fini, non me la può garantire.

Ma se a parlare sono i numeri, si riduce ad uno quello delle donne presenti in giunta. Si tratta della riconferma di Sveva Belviso ai servizi sociali che esibisce un pancione che certo la terrà lontano dal Campidoglio per un po’. Di operazione demagogica e di facciata parla il gruppo capitolino di Sinistra ecologia e libertà in comune: “Alemanno fa nascere una giunta caratterizzata da un altissimo tasso di misoginia – dichiara Gemma Azuni – riducendo ancora di più la già miserrima presenza femminile. Pari opportunità? Abolite. Non rientrano, purtroppo, nel modello Roma di Alemanno”.

La partita peggiore, però, il sindaco di Roma l’ha giocata con Fabio De Lillo che ha dovuto lasciare il posto a Marco Visconti dell’assessorato all’ambiente. Ma De Lillo promette vendetta uscendo dal Pdl e minaccia una ritorsione a livello nazionale, sollecitando il fratello, Stefano, a fare lo stesso al Senato. Una minaccia che sembra concretizzarsi dalla conferenza stampa annunciata per lunedì a palazzo Madama dal senatore De Lillo.

Protesta anche da La Destra di Storace fuori dalla giunta. Si aggiunge poi anche l’amarezza dei rampelliani con Laura Marsilio depennata dalla squadra di governo alle politiche scolastiche.
Tanti i malumori che hanno ribattezzato i nuovi volti del Comune nella convinzione generale e bipartisan che non si sia trattato di un vero e proprio azzeramento, ma di una rimodulazione necessaria per azzerare gli scandali di parentopoli e per liberarsi dalle pressioni incontenibili di chi voleva un posto a tavola e non riusciva ad ottenerlo. In una cosa ha avuto facile gioco Alemanno, nessuno dell’opposizione era presente in Campidoglio per dare seguito alle proteste dei giorni scorsi, come era stato annunciato.

di Luigina D’Emilio