Ricevo e pubblico la lettera di un dottorando in Ingegneria che ha scelto di rinunciare all’estero per l’Italia. Ma, dopo la riforma Gelmini, è stato costretto a ripensarci. Inviate le vostre storie all’indirizzo ricercatori@ilfattoquotidiano.it

Caro Ministro,
sono Mauro, dottorando in una Università del “SUD”. Scrivo questa lettera che mai le invierò, anche perchè non la leggerebbe, per ricordarmi un giorno che le mie scelte sono state fortemente influenzate dalla sua stagione politica fatta di tagli, tagli e tagli…

Nel 2008 dopo essermi laureato con il massimo dei voti in Ingegneria Meccanica, ho avuto la brillante idea di rinunciare ad una proposta di lavoro economicamente vantaggiosa, così, con mia stessa incredulità, ho scelto la via del dottorato. Durante il secondo anno parto per andare a studiare all’estero e mi innamoro della ricerca. Laboratori, riviste scientifiche… e professori che erano interessati al mio lavoro come mai in Italia mi era successo. Ogni mia idea, ogni mio pensiero furono valutati al pari di un qualsiasi full professor.

Poi son dovuto tornare in Italia e tutto è cambiato. Mi sono trovato a decidere il mio futuro mentre lei proponeva la sua riforma e a detta delle sue parole, avrei dovuto essere contento. Beh…, al ritorno la mia ricerca ha trovato un blocco: la maggior parte delle riviste che trattavano i miei argomenti non erano disponibili perchè l’ateneo non aveva (non ha) fondi. O meglio, grazie ai tagli non ha fondi.

Mi sono chiesto: continuo? Certo che continuo, non mi confronto con la ricerca mondiale, ma continuo. In mente c’era la voglia di fare ricerca… ma a patto che un percorso universitario fosse stato “aleatoriamente” possibile. Infatti lo è, …fatto di assegni di ricerca malpagati, collaborazioni gratuite, anni di precarietà e la speranza che un giorno, forse, un concorso da ricercatore possa finalmente darmi uno stipendio nemmeno comparabile a quello di un ricercatore straniero. Senza pensare assolutamente che sulla mia strada potrei trovare tanti figli, nipoti, conoscenti e politicanti.

La ricerca mi ha chiamato… io alla fine ho risposto: No, grazie. Voglio vivere il mio futuro con un briciolo di stabilità che mi permetta di pensare
a domani senza chiedermi se ce la farò a pagare le bollette…

Caro Ministro, questa non è solo la mia scelta, ma sarà la scelta di molti, di tutti quelli che guardano al futuro e vogliono vedere l’orizzonte e non la nebbia che ci ha consegnato.

Ammettere di aver commesso un errore è la cosa più difficile del mondo. Non credo riesca a farlo.

Mauro