Crolla il governo di unità nazionale che doveva sanare le fratture della guerra civile in Libano. Ieri pomeriggio, mentre il premier Hariri si trovava a Washington, ricevuto da Barack Obama, 11 ministri del partito sciita di Hezbollah e suoi alleati hanno rassegnato le dimissioni. Il motivo della decisione è chiaro, e lo esplicita il Ministro Gibran Bassil: tutto nasce dalle dispute interne al tribunale Onu, che intendono accusare Hezbollah dell’omicidio di Rafik Hariri.

Già da tempo il movimento sciita aveva chiesto al primo ministro Saad Hariri di interrompere la collaborazione con il Tribunale speciale dell’Onu per l’omicidio del padre. Rispuntano dunque in Libano le tensioni della guerra civile. La vicenda ha per sfondo il lungo lavorio diplomatico di Siria e Arabia Saudita, che hanno cercato negli ultimi tempi di lavorare ad un compromesso politico tra le forze libanesi. Ma l’opposizione accusa: ogni accordo sarebbe stato bloccato dagli Usa. “L’azione della Siria e dell’Arabia saudita”, ha affermato Hezbollah “ha ormai raggiunto una fase di stallo”. Il crollo del governo preoccupa perchè potrebbe ravvivare le violenze settarie spente nel 2008.

Ma la crisi era prevedibile? Forse sì, se si pensa che mercoledì scorso i ministri di Hezbollah sono stati raggiunti per dei colloqui da uno degli incaricati del Presidente Suleiman, il ministro Hussein, annunciando che si sarebbero dimessi. E anche Hussein si è dimesso, dopo l’analogo passo dei dieci colleghi della coalizione dell’8 marzo. Essendo Hussein, secondo la costituzione libanese, uno dei membri designati dal Presidente della Repubblica, le sue dimissioni, assieme al numero dei ministri che hanno lasciato la carica, la crisi di governo è ufficiale. E oggi il Libano è una arena di accuse. Il Ministro dell’ambiente Mohammed Rahhar, membro del partito del Futuro della coalizione di governo, ha affermato che le dimissioni dei membri di Hezbollah erano finalizzate a paralizzare lo stato e costringere il premier Hariri a respingere l’autorità del Tribunale dell’Onu.

Così, incassato l’elogio di Obama sulla sua azione pacificatrice (il presidente americano ha invece accusato Hezbollah di aver boicottato il lavoro del governo), Hariri, premier ad interim, è voltato a Parigi dal presidente Sarkozy, a discutere di una crisi già annunciata. Nasrallah, leader maximo di Hezbollah, dichiara la fine del “Tribunale di Israele”, molti commentatori sottolineano la singolarità di questa crisi: è la prima volta in Libano che un governo viene abbattuto dalle dimissioni di ministeriali. E’ ora compito del Presidente Suleiman trovare una via d’uscita da essa. Le consultazioni non si annunciano facili , anzi potrebbero girare in tondo senza riuscire a condurre ad un candidato di compromesso.

Israele ”segue attentamente gli sviluppi della crisi di governo in Libano, che è però un affare interno di questo paese”: lo ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli esteri Ygal Palmor, che non voluto andare oltre questo commento. La stampa israeliana cita fonti negli ambienti della difesa, a giudizio delle quali i prossimi giorni saranno cruciali per il Libano. Gli sviluppi della situazione in questo paese, hanno aggiunto, potrebbero avere riflessi sull’intero Medio Oriente. Queste fonti al tempo stesso affermano che la situazione lungo il confine israelo-libanese resta al momento calma e non si intravvedono segnali che possano indicare una prossima svolta per il peggio. Per questo motivo, secondo queste fonti, le forze armate israeliane non hanno alterato, almeno per il momento, il loro spiegamento lungo il confine e non hanno adottato particolari misure di precauzione.

Stefania Pavone