”Non si può confondere il cambiamento con un insulto all’Italia”. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, risponde così alla segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, che lo ha accusato di offendere il Paese con le sue dichiarazioni. E riguardo al referendum che si terrà giovedì e venerdì prossimo sull’accordo su Mirafiori, il manager invita chi perderà ad accettare la sconfitta. ”In qualsiasi società civile quando la maggioranza esprime un’opinione anche con il 51 per cento, la minoranza ha perso – ha detto Marchionne al Salone dell’Auto di Detroit – E’ un concetto di civiltà comune. Quando si perde, si perde. Io ho perso tantissime volte in vita mia e sono stato zitto. Sono andato avanti e non ho reclamato. Se venerdì vince il sì, ha vinto il sì e il discorso è chiuso. Non possiamo fare le votazioni 50 mila volte. Capisco che nessuno voglia perdere, ma una volta che ha perso ha perso”.

Nella replica a Susanna Camusso, Marchionne ha aggiunto: ”Se introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia significa insulto mi assumo le mie responsabilità, ma non lo è. L’ho già detto e lo continuo a ripetere: è un messaggio totalmente coerente con la strategia industriale di questo gruppo”. “Siamo assolutamente convinti – ha proseguito l’ad di Fiat – che il modo di operare industrialmente in Italia, anche sulla base della nostra esperienza a livello internazionale, debba essere rinnovato. Stiamo cercando di cambiare una serie di relazioni che storicamente hanno guidato il sistema italiano. In questo sono assolutamente colpevole, stiamo cercando di cambiarlo, di aggiornarlo e di renderlo competitivo. Non si può confondere con un insulto all’Italia. Anzi vogliamo più bene noi all’Italia, in questo senso, cercando di cambiarla. Il vero affetto è cercare di fare crescere le persone e farle crescere bene, stiamo cercando di farlo a livello industriale. Il fatto che sia un modo nuovo non lo metto in dubbio e nemmeno che sia dirompente perché cambia il sistema delle relazioni storiche, ma che in questo si veda una mancanza di affetto verso l’Italia è ingiustificato. E’ uno sforzo sovraumano, non lo farebbe nessun altro”.

”Non ce l’ho né con la Cgil, né con Camusso, né con la Fiom e nemmeno con Landini. Hanno punti di vista completamente diversi dal nostro che non riflettono quello che vediamo noi a livello internazionale”, ha proseguito l’ad di Fiat. “Nessuno sta dicendo loro di cambiare punto di vista, ma questo non permette loro di accusare gli altri di non volere bene all’Italia. Non si risolve niente così”.