Verificare il merito delle scuole e degli insegnanti: Mariastella Gelmini ci prova, lanciando una sperimentazione in cui cerca di coinvolgere un campione di istituti. La proposta viene però respinta quasi ovunque. E in Lombardia il direttore scolastico regionale Giuseppe Colosio, un fedelissimo del ministro, ci riprova e convoca per domani tutti i presidi lombardi per convincerli ad accettare la sperimentazione.

Ma anche qui scatta la contestazione. Se ne è fatto interprete il segretario della Flc Cgil Attilio Paparazzo: “Dopo le bocciature dei collegi dei docenti di Napoli e Torino – dice – il ministro ci prova con Milano. Si chiede ai collegi di aderire alla sperimentazione, di eleggere due docenti di fiducia che insieme al dirigente scolastico dovranno indagare tra docenti e genitori quale sia la figura di docente desiderabile. Quei docenti che dichiareranno la propria disponibilità a sottoporsi all’investigazione saranno misurati dal terzetto e, coloro che conquisteranno la nomination, saranno graduati secondo classifica. Il 25% di questi ultimi riceveranno il pacco dono (una mensilità di stipendio una tantum)”.

Ma secondo il sindacalista si tratta di un’operazione confusa e priva di serie motivazioni scientifiche. “Il ridicolo – dice – sta nella pretesa della nostra Mariastella Gelmini di chiamare sperimentazione questo che definirei soltanto una sorta di concorso di bellezza. Cosa si sperimenta? Anche un asino capirebbe che si sta puntando a monitorare non gli insegnanti bravi, ma il terzetto che li valuta. La farsa sta nell’evidenza che nessuna teoria sostiene il principio di formazione del terzetto e nessuna indicazione scientifica viene loro fornita. Il risultato, quindi, non può che essere il fai da te”.

La valutazione del merito di scuole e insegnanti è diventato ormai un obiettivo a parole unanimemente riconosciuto. Ne aveva fatto un cavallo di battaglia persino Luigi Berlinguer, quando era ministro del governo Prodi e , d’accordo con i sindacati, aveva lanciato il cosiddetto concorsone per fare in modo che i docenti più preparati fossero economicamente premiati. La categoria rifiutò però la proposta, i sindacati ritirarono la loro adesione e l’ex ministro fu costretto a fare marcia indietro. E nel successivo governo di centrosinistra ci perse pure il posto. Oggi ci ritenta la Gelmini , con obiettivi di gran lunga più limitati perché i soldi a disposizione per premiare il merito sono davvero pochi. Ma soprattutto ci ritenta con modalità che finora hanno convinto un numero di scuole del tutto insignificante. Invitati ad accettare la sperimentazione la maggior parte dei collegi docenti coinvolti ha risposto picche.