Il neostatalismo municipale della Lega e del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, hanno lasciato sola e tradito le aspettative della parte più viva e dinamica del Paese, e, cioè, gli imprenditori, gli artigiani e i commercianti che costituiscono, in Italia, “un enorme serbatoio di competività”, quel “nerbo della nazione di cui tutti sembrano ignorare le necessità”. E’ questa l’accusa contenuta nell’intervento pubblicato oggi sul sito di Italiafutura, la fondazione che fa capo a Luca Cordero di Montezemolo. Dalla pagina web italiafutura.it si denuncia “l’assenza di qualsiasi voce che, in Parlamento o nel Governo, si batta” per i ceti produttivi. Insomma, l’Italia della manifattura “non riesce più a trovare un riferimento concreto nei partiti e nei leader, usurati, di questa seconda repubblica”.

Eppure, insiste Italiafutura, è questa l’Italia che “è in marcia nonostante l’immobilismo della politica. Un’Italia che accetta le sfide della globalizzazione e non si nasconde dietro superficiali e velleitarie teorie neoprotezionistiche. Un’Italia che avrebbe bisogno di supporto e di attenzione ma che non ha ricevuto nulla, pur avendo dato e continuando a dare moltissimo”. Di qui l’appello ad agire subito: “’Se non vogliamo che il nostro paese, che soprattutto sull’industria ha costruito le sue fortune, diventi una nazione di piccoli e grandi rentier ogni anno più poveri, dobbiamo agire subito, il momento delle facili promesse, dei proclami ideologici e delle profezie inutili si è da tempo consumato”. “La Lega, che pure era nata, sull’onda di un ‘tea party’ ante-litteram, come forza di contrapposizione verso il peso del fisco, dello Stato e della sua pletorica burocrazia è oramai impegnata in battaglie ideologiche e distratta da dichiarazioni e ultimatum che – sottolinea Italiafutura – mai hanno a che fare con gli interessi concreti delle piccole imprese. Al contrario il Carroccio si sta rivelando il difensore più tenace delle nuove forme di statalismo etno-territoriale che si diffondono ovunque a livello locale”.

E “Tremonti, che va considerato a tutti gli effetti un esponente di punta della Lega non è riuscito a elaborare una efficace iniziativa a favore dello sviluppo e della competitività del Paese”. Non solo, “nella grande stagnazione della politica italiana il Ministro dell’Economia ha buon gioco nel dar prova di eclettismo ideologico, flirtando da ultimo con il Berlinguer dell’austerità, piuttosto che rispondere ai cittadini sulle mille promesse mancate”. “Se la politica economica del Governo tradisce una categoria, quella degli imprenditori, che pure non gli ha mai fatto mancare il sostegno, la responsabilità maggiore – accusa Italiafutura- è innanzitutto della Lega che è nata per rappresentare le istanze del Nord che produce. Sul fronte delle liberalizzazioni (in particolare quelle locali) e della concorrenza (a cominciare da trasporti e servizi professionali), sul taglio di enti inutili (province in testa), sul fisco, la Lega ha preso decisamente la strada di un “neostatalismo municipale” che penalizza le imprese private che continuano a pagare costi e tasse insopportabili”. A quello che la Lega applica sui territori corrisponde il “colbertismo” di Tremonti al centro. “Al netto dei conti pubblici il Ministro ha ignorato completamente le esigenze delle imprese (spesso dimostrando fastidio verso le loro legittime richieste) mentre è sembrato molto più interessato a consolidare la presa sugli snodi centrali del capitalismo italiano attraverso le aziende pubbliche, protette strenuamente da ogni forma di concorrenza privata”, sostiene Italiafutura. “L’azione del Carroccio appare sempre più limitata al federalismo inteso come panacea per tutti i mali del paese. Un federalismo i cui contenuti sono ancora poco conosciuti e per nulla approfonditi, nonostante gli ultimatum sulle date di approvazione. Stessa fumosità si riscontra sul tema della riforma del fisco a proposito della quale Calderoli, evidentemente pensando di rassicurare gli italiani, dichiara che lui e Tremonti ne hanno già in testa tutti i contenuti. Un risultato certamente non entusiasmante dopo 16 anni di attività politica!”.