Il gruppo paramilitare indipendentista basco ETA ha dichiarato oggi un cessate il fuoco “permanente e definitivo” alla sua campagna, affermando in un comunicato di abbandonare la lotta armata e di perseguire l’indipendenza con metodi democratici.

Con un video reso pubblico da Gara, quotidiano basco già utilizzato in precedenza dall’ETA per i suoi comunicati, il gruppo armato che ha terrorizzato la penisola iberica con attentati e omicidi per più di 30 anni ha dichiarato di voler abbandonare la campagna armata, aprendo alla possibilità di verifica da parte della comunità internazionale.

“ETA ha deciso di dichiarare un cessate il fuoco permanente la cui osservanza potrà essere verificata dalla comunità internazionale,” ha dichiarato un paramilitare mascherato nel comunicato. “Questo gesto rappresenta l’impegno dell’ETA a [favorire] il raggiungimento di una soluzione duratura e la fine del confronto armato.”

Questo processo democratico, afferma ETA, dovrà risolvere “i nodi chiave della territorialità e il diritto all’autodeterminazione, che sono il nucleo del conflitto politico”.

Nella dichiarazione non vengono però forniti dettagli sul quando e il come il cessate il fuoco potrà essere confermato da osservatori esterni.

ETA, che da più di un anno e mezzo non ha rivendicato attentati, ha spiegato la decisione: “Negli ultimi mesi, molte personalità di grande rilevanza internazionale e un gran numero di esponenti politici e sociali baschi hanno sottolineato la necessità di trovare una soluzione giusta e democratica al secolare conflitto politico.

“La soluzione dovrà essere trovata attraverso un processo democratico che tenga conto della volontà del popolo basco, con dialogo e negoziato come principali strumenti.”

Come già avvenuto negli anni ’90 in altri Paesi europei teatro di una lunga, rovinosa e logorante lotta interna tra gruppi indipendentisti e governo centrale, anche l’ETA sembra essere disposta a porre fine alla via delle armi, forse per spingere di più sulla formazione politica Batasuna – generalmente considerata il braccio politico del gruppo.

Una strada simile è già stata percorsa in Irlanda del Nord dall’IRA che, con il cosiddetto Good Friday Agreement del 1997/98, ha sigillato un processo di pace, alle volte traballante, durato per diversi anni. L’accordo politico, a seguito del quale il gruppo armato ha dichiarato il cessate il fuoco, ha permesso di fare molti passi avanti nella pacificazione della regione. Dal 1997 Sinn Féin, braccio politico dell’IRA, è entrato nel parlamento di Belfast ed è attualmente uno dei partiti più forti della regione.

“Bisogna raggiungere accordi per il riconoscimento della personalità statale basca, aprendo a tutte le possibilità di sviluppo politico, compresa l’indipendenza,” ha detto l’ETA nel comunicato di oggi. Ma sull’effettiva fine della campagna armata dei separatisti rimangono forti dubbi. Un precedente cessate il fuoco, dichiarato nel 2006, era stato poi abolito, con un attentato all’aeroporto madrileno di Barajas in cui persero la vita due persone.

Del resto le reazioni del mondo politico spagnolo sono di diffidenza. “E’ una buona notizia, ma non è la notizia,” ha commentato il ministro dell’Interno Alfredo Perez Rubalcaba. “Siamo davanti ad un ETA con la stessa arroganza, lo stesso linguaggio e la stessa scenografia.” Mentre per Patxi Lopez, presidente del governo autonomo dei Paesi Baschi, i separatisti hanno compiuto “un piccolo passo” che dà speranza, precisando però che la notizia “non era quella che si aspettava il popolo basco”. E Marcelino Iglesias, segretario del partito di Zapatero PSOE, ha detto: “Si tratta di una notizia importante che va confermata con fatti e senza condizioni.”

di Davide Ghilotti