“Tutti dicono di non volere le elezioni ma tutti sussurrano che sono inevitabili” e Renato Mannheimer, sondaggista di casa da Bruno Vespa, di sussurri se ne intende. Così, anche l’apertura al governo da parte di Pier Ferdinando Casini non basta ad allontanare dall’orizzonte il ritorno alle urne entro l’estate. L’offerta di collaborazione del leader dell’Udc arriva quando è ormai evidente il fallimento del gruppo di responsabilità lanciato da Silvano Moffa, che lascia Silvio Berlusconi con poche speranze di ampliare stabilmente la maggioranza alla Camera. Il premier, per quanto si professi “tranquillo” e in procinto di benedire l’arrivo di dieci deputati, si è rassegnato a confidare nelle scelte dei singoli a seconda dei provvedimenti da votare in aula. Non a caso all’ultimatum di Umberto Bossi (“o la maggioranza si allarga di almeno venti deputati o andiamo al voto”) il Cavaliere ha prima risposto garantendo che avrebbe ottenuto il risultato, poi ha ripiegato offrendo la più realistica approvazione del federalismo. “Se qualcosa va storto – è stata la risposta di Roberto Calderoli – non ha più senso portare avanti la legislatura. Non è un problema di ultimatum, ma di prospettiva”. Il Carroccio continua a minacciare le urne, consapevole, dice Calderoli, che “l’unico rischio è perdere quattro parlamentari al Senato”.

Così, in sostegno dell’esecutivo arriva Casini che, in un’intervista al Corriere della Sera, offre la propria collaborazione per “le iniziative serie”. Il riferimento è al federalismo, nel quale potrebbero essere introdotte misure a sostegno della famiglia. “Il quoziente familiare era nel programma del Pdl. Sappiamo benissimo che oggi sarebbe difficilmente compatibile con i conti pubblici. Però tra il quoziente familiare e il nulla c’è una prateria. Qualcosa va fatto”. Lanciando “la scelta di responsabilità e pacificazione”, bacchetta il premier invitandolo a “non gingillarsi su un parlamentare in più o in meno. E’ una scorciatoia pensare che un partito che sta all’opposizione – spiega Casini – e oggi ha preso l’iniziativa di un nuovo polo possa sedersi su qualche poltrona ministeriale, di cui non ci importa assolutamente nulla. Ed è degradante la presunzione di autosufficienza che si scontra con la realtà”. Il capitolo elezioni è sfiorato, con sintetica ed estrema chiarezza: adesso sarebbero un errore, sostiene Casini, ma se si pensa “di farci una concessione a non andare a elezioni anticipate, per carità: andiamoci pure”. Insomma: non sarà nostra la responsabilità della scelta, noi eviteremo volentieri ma se proprio non c’è altra possibilità.

Il responso delle urne per il Terzo Polo è incerto. “Ha buone prospettive – riconosce Mannheimer – e secondo alcuni si attesterebbe tra il 18 e il 20%, per noi è al 15%”. Un risultato non lusinghiero, “ma tutto dipenderà dalla campagna elettorale: mai come questa volta vince chi convince gli incerti e su questo Berlusconi, finora, si è dimostrato più bravo”, prosegue il sondaggista di Ispo. “Vinceranno comunque Pdl e Lega insieme, oggi come tra alcuni mesi” anche se “c’è la grande incognita degli indecisi, che rappresenta una sorta di ‘partito’ che oscilla tra il 30 e il 40% e questo permette il realizzarsi di qualsiasi esito: chi riesce a convincerne il numero maggiore, vince”. Per questo “è difficile oggi fare previsioni”.

Ma non solo per Udc, Api e Fli il risultato è incerto. “Oggi vincerebbero Pdl e Lega, eppure c’è il forte rischio che anche il centrosinistra possa prendere il piatto se si presenta con un’alleanza coesa allargata anche a Sel”, dice Nicola Piepoli. Per il Partito Democratico il nodo è rappresentato proprio dal ruolo di Nichi Vendola. “Sarebbe un ottimo candidato contro Berlusconi, ma nel 2013”, dice Piepoli. “Anche uno sciamano come lui ha bisogno di tempo per prepararsi”. Bisogna poi “vedere cosa deciderà il partito sulle primarie: Vendola stravince, quindi è inutile farle se c’è lui”. Nell’eventualità di elezioni anticipate, Vendola è dato all’8,2%, a breve distanza da Umberto Bossi (8,9%) con un balzo di 2,1 punti percentuali guadagnati in appena tre settimane a scapito di Pier Luigi Bersani (21%) che ha perso il 2,9%. Nello stesso lasso di tempo Gianfranco Fini ha guadagnato 5,3 punti percentuali salendo al 9,9%, scavalcando Bossi. L’ultimo sondaggio in ordine tempo l’ha pubblicato Cfi group per La7 il 10 gennaio e conferma la confusione descritta da Piepoli e Mannheimer: centrosinistra e centrodestra sono in linea con un lieve vantaggio del primo, 40,7% contro il 40,4%. Sempre che il Pd si presenti insieme a Sel.

La campagna elettorale è già cominciata, almeno nel centrodestra. Berlusconi sta lavorando al restyling del partito, con simbolo e nome rinnovato, ma questo non sarà sufficiente a convincere i delusi. Mentre la Lega, per quanto possa crescere nelle regioni del Nord e conquistare qualche seggio in più in Emilia e Toscana, non può aspirare a diventare il partito forte della coalizione. Quindi senza Berlusconi niente governo. Minaccia le elezioni anticipate e incassa quel che può. Col metodo “da porta in faccia”, come lo definisce Piepoli. Oggi è toccato a Casini: “Se dovesse picchiare la testa – dice Calderoli – e diventare federalista tutto d’un tratto ne prenderemo atto”. Senza la riforma le “elezioni sono inevitabili”.