Sale la tensione a Torino a quattro giorni dal referendum sull’intesa di Mirafiori. Una scritta contro Sergio Marchionne firmata con la stella a cinque punte è apparsa, con vernice rossa, su un grande manifesto pubblicitario nel centro cittadino, sul cavalcavia di corso Sommellier. Altre scritte sono state tracciate, sempre con vernice rossa e sempre siglate con la stella a cinque punte, su due manifesti pubblicitari vicini al primo. “Marchionne fottiti”, c’è scritto sul primo manifesto, mentre sugli altri due ci sono le scritte “Non siamo noi a dover diventare cinesi” e “ma i lavoratori cinesi a diventare come noi”. Sul posto sono intervenuti gli investigatori della Digos che hanno avviato indagini. Un gesto definito “fuori posto” dall’amministratore delegato Fiat Marchionne,che aggiunge: “Le scritte riflettono la mancanza di civiltà”. Nel frattempo, dopo una riunione fiume, i leader di Cgil e Fiom hanno deciso di scioperare assieme il prossimo 28 gennaio. Susanna Camusso ha così commentato l’accordo: “la Cgil è impegnata con la Fiom per la massima riuscita dello sciopero”.

La scritta, dunque. Per gli investigatori della Digos la stella a cinque punte non può essere tradotta immediatamente con collegamenti, più o meno diretti, con presunte o sedicenti Brigate Rosse. Si tratterebbe di “una simbologia forte”, non così “inedita” neppure negli ultimi tempi, usata comunque per “alzare il tono” e per attirare la massima attenzione. D’altronde, rilevano gli stessi investigatori, il dibattito sulla questione Fiat-Marchionne è a tinte forti anche a livello istituzionale, politico e televisivo, da non far meravigliare se alcune persone, magari anche tra i più giovani e comunque tra i cosiddetti antagonisti, cerchi di “calcare la mano”. Il livello di attenzione delle forze dell’ordine  è comunque alto, soprattutto in considerazione del fatto che siamo a pochi giorni dal referendum di giovedì e venerdì prossimi sull’accordo a Mirafiori.

Unanime la condanna di quanto accaduto da parte del mondo politico. Per Cesare Damiano, capogruppo Pd nella Commissione Lavoro alla Camera ed ex ministro, le scritte “sono un atto gravissimo che deve essere condannato con forza. Qualsiasi confronto, sia pure aspro – aggiunge Damiano – deve rimanere all’interno di una dialettica civile e democratica”. Damiano auspica che “venga fatta dalle forze dell’ordine e dalla magistratura al più presto luce su questo episodio che – conclude – deve spingere tutte le forze politiche e sociali a fare fronte comune per respingere qualsiasi atto di intimidazione e di violenza”. Mentre il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, esprime “solidarietà a Sergio Marchionne” e dice che le scritte sono “un atto grave che induce a non abbassare la guardia. Spero anche – aggiunge Cota – che tutti si responsabilizzino. Non bisogna lasciare spazio alle strumentalizzazioni. Oggi – conclude – abbiamo bisogno di unità d’intenti per il rilancio del nostro sistema produttivo”.

In una nota congiunta le due organizzazioni invitano i lavoratori, in vista del referendum di Mirafiori, “a non cadere in trappole mediatiche. Un antico copione si ripete a prescindere dalla cronaca e dalla storia – sottolineano Cgil e Fiom -, anche questa volta, come in un brutto deja vu, in un momento di alta tensione sociale e sindacale, sono comparse a Torino scritte con vernice rossa con la stella a cinque punte con attacchi diretti all’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. Non e’ ancora chiara la rivendicazione dell’iniziativa – si legge ancora nella nota – e non è chiaro se si tratti di qualcosa di piu’ di uno scherzo di cattivo gusto. Ma mentre le forze di polizia indagano, Cgil e Fiom esprimono la loro netta disapprovazione del gesto e ribadiscono la loro netta condanna di ogni forma di violenza e di ogni forma di critica e di battaglia politica antidemocratica”. Per le due organizzazioni “il momento è troppo delicato per dare spazio a provocazioni di qualsiasi natura e da qualsiasi parte provengano e alla vigilia del referendum di Mirafiori che interesserà migliaia di lavoratori, la Cgil e la Fiom – conclude la nota – invitano tutti i lavoratori che saranno coinvolti nella scelta e l’opinione pubblica in generale a non cadere in trappole mediatiche o peggio folcloristiche”.

Anche Marchionne esprime un giudizio sulle scritte apparse a Torino.  “Sono fuori posto”, commenta l’Ad Fiat. “La questione non mi riguarda personalmente, ma riflette la mancanza di civiltà. Una mancanza di civiltà – ha aggiunto – che non è opportuna per l’Italia e per nessun altro Paese. Siamo fiduciosi che prevalga l’aspetto razionale e l’ideologia politica resti fuori dalla fabbrica. Noi vogliamo fare qualcosa di buono non solo per l’azienda ma soprattutto per i lavoratori”.