I cinque candidati alle primarie del centrosinistra secondo l’ordine con cui sono stati sorteggiati sulla scheda che sarà distribuita agli elettori il prossimo 23 gennaio.

Nicola Oddati, 46 anni, assessore uscente alla Cultura nella giunta Iervolino, si autodefinisce “un eretico che fa la politica per passione”. Appartiene a quella nidiata di politici e amministratori cresciuti nei decenni a cavallo degli anni ’90 e 2000 sotto l’ala protettiva e a volte soffocante di Antonio Bassolino. Dal quale per un breve periodo si era allontanato, all’epoca della trasformazione dei Ds in Pd. Il 30 gennaio Oddati ha presentato il suo programma in un volume che raccoglie dieci saggi scritti da altrettanti esponenti della società civile su politica, identità, rifiuti, lavoro, criminalità, urbanistica, donne, giovani, welfare, cultura. Slogan: “Scegli Napoli”. “Per rimettere in piedi Napoli — sostiene Oddati — abbiamo bisogno di uno scatto in avanti che la politica non può fare da sola perché c’è bisogno del sostegno della città la vive e la abita”.

Umberto Ranieri. Amico e consigliere storico di Giorgio Napolitano (all’epoca del Pci i due davano linfa e nerbo alla corrente migliorista), oggi responsabile nazionale Mezzogiorno del Pd, l’ex parlamentare è probabilmente l’esponente dal curriculum politico più denso tra quelli in concorso: 63 anni, laureato in filosofia, giornalista, docente a contratto in diverse università, è stato tra l’altro ex segretario del Pci di Napoli e in tempi più recenti tre volte sottosegretario agli Esteri nei governi D’Alema ed Amato e in seguito presidente della commissione parlamentare Esteri. Cliccando sulla sezione ‘perché mi candido’ del suo sito, Ranieri motiva così: “Non sono un capopopolo, e non credo nei capipopolo (…) Non vi chiederò un sostegno ideologico, non proporrò l’impossibile, non vi prometto di risolvere tutto da solo. Sarebbe l’ennesimo inganno, e sono troppo napoletano per mettere me stesso davanti alla città. Vi parlerò del futuro di Napoli, vi chiederò di collaborare a immaginarlo e realizzarlo, vi prometto rigore, passione, competenza”.

Gino Sorbillo: 36 anni, professione pizzaiolo nonché titolare di un locale in zona Tribunali, uno dei più rinomati della città, è il carneade sbucato a sorpresa all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile per presentare la candidatura e le firme a corredo. E’ il nome proposto dai Verdi, fino all’ultimo indecisi se partecipare o meno alle primarie. Nelle prime interviste rilasciate, Sorbillo ha dichiarato di puntare al 5% e di ritenere la propria candidatura “un po’ provocatoria, di rottura”. “Intendo – ha aggiunto – dare il segnale di una Napoli che lavora e che contribuisce al destino positivo del centro storici”. Tra i king-maker della sua candidatura c’è il leader studentesco Francesco Emilio Borrelli, già assessore provinciale verde nella giunta dell’ex verde bassoliniano Dino Di Palma. E forse non è un caso che Sorbillo miri esplicitamente al voto degli studenti, affermando di voler proporre una politica per degli alloggi per gli studenti fuori sede.

Andrea Cozzolino. E’ il recordman delle preferenze del Pd al Sud alle ultime elezioni europee: ben 136.859. Un’elezione col botto per colui che si era candidato da assessore regionale in carica alle Attività Produttive e all’Agricoltura, e con l’esplicito sostegno dell’allora Governatore Antonio Bassolino. Col quale Cozzolino mantiene ottimi rapporti: era l’unico dei candidati alle primarie a brindare con lui al nuovo anno presso la Fondazione Sudd, presieduta dall’ex sindaco del Rinascimento Napoletano (e in quegli anni Cozzolino era nella sua segreteria). Ora l’europarlamentare ci riprova e forse sotto sotto si sente il favorito: “La partita ce la giochiamo io e Ranieri” ha dichiarato in un colloquio a Repubblica. “Occorre ricostruire – ha detto – un rapporto tra la città e le istituzioni per ridurre le distanze. E’ indispensabile un processo di riconciliazione per affrontare le emergenze”.

Libero Mancuso. Vendoliano, e infatti Nichi sarà a Napoli il 15 gennaio per sostenerlo. “Ma lo sono per caso e senza tessere di partito in tasca”. Così dichiara l’ex giudice che ha affrontato il processo della strage di Bologna, città in cui ha vissuto a lungo ed è stato assessore alla Sicurezza nella giunta di Sergio Cofferati. Dimessosi dalla magistratura, ha iniziato a fare l’avvocato penalista. Di recente, dopo aver meditato a lungo, è tornato a Napoli per accogliere un appello di un centinaio di intellettuali che ne hanno chiesto la candidatura, e si è lanciato nell’avventura delle primarie. “Penso – ha affermato – di poter essere la persona giusta per dare una svolta a Napoli. Ma so che non è facile”. Mancuso si è detto contrario alla realizzazione del termovalorizzatore di Napoli est e ha presentato un programma incentrato sui temi della legalità e del lavoro. Severi i suoi giudizi sull’amministrazione uscente. “Questo ceto politico ha fatto il suo tempo. E’ ora di voltare pagina”.