Dan Peterson, coach dell’Olimpia “23ma squadra dell’NBA

NUMERI DAL CAMPIONATO
Terminata la pausa natalizia (diciamocela tutta: un supplizio per ogni appassionato di calcio) il campionato ha ripreso la sua marcia tranquillizzante senza particolari scossoni. A parte la Juventus, sconfitta inopinatamente dal Parma (e con tre gol di due ex troppo velocemente dismessi, Giovinco e Palladino), le altre partite sono andate come copione prevedeva: ha vinto l’Inter del nuovo corso leonardesco (e il Napoli ne esce così ridimensionato), ha vinto la Roma e pareggiato Lazio, mentre il tanto temuto derby pugliese-salentino (gli ultrà esibivano lo striscione “Salento is not Puglia”, e già si parla di secession) è andato al Bari grazie a un gol di Okaka, giovane talento cui la Roma quest’anno ha preferito il pingue Adriano. Ma soprattutto ha vinto il Milan, e ciò nonostante mancasse Ibra. Campione d’inverno, dice la matematica.

FESTEGGIAMENTI HARD
A Cagliari, durante i festeggiamenti per il gol di Strasser, Cassano ha eseguito un massaggio scroto-anale al giovane giocatore della Sierra Leone. E questo non si è affatto scomposto: intervistato da Ilaria D’Amico a fine partita, ha detto di conoscere tre lingue ma di non capire Fantantonio, che comunque rimane un suo grande amico. Conoscere le lingue è importante, come vedremo. Ma chi non le sa può sempre affidarsi ai gesti. Basta capirli. Al Milan, per esempio, per manifestare affetto ti possono tirare un colpo di taekwondo sulla nuca (come ha fatto Ibra con Strasser) oppure praticare il fist fucking (come affettuosamente fa Tremonti con gli italiani). Quante cose sta imparando il giovane Strasser (e gli italiani).

MENO MALE CHE…
Silvio c’è. Perché è ancora lui a dare sale alla mortifera pausa natalizia. In visita alla Borghesiana, dove si allenava il Milan, si è scatenato nella solito comizio che sa di elezioni. «Il Milan che vince fa bene all’Italia. I giocatori hanno la responsabilità di vincere, perché così fanno contenti i tifosi, il presidente e anche i parlamentari. Quando vinciamo, in parlamento si vedono sorrisi”. Certo, ma povero Strasser, cosa si deve subire per far contento un onorevole. E poveri parlamentari, costretti a sorridere dopo le vittorie del Milan per far contento lui.

ALLENATORI GIOVANI…
Sapere le lingue, si diceva. Come Leonardo, il poliglotta. Dopo il suo breve stage sulla panchina del Milan, cui era stato quasi costretto da Galliani, sembrava un uomo senza più arte né parte. La lite con Berlusconi gli era rimasta sul groppone e lui non volava fare più l’allenatore. D’altronde, uno che alle critiche del Cav risponde citando addirittura Renato Zero (“Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi”) come può pensare di trovare lavoro in Italia? Allora il ragazzo aveva mandato il curriculum all’estero. Innanzi tutto agli organizzatori dei mondiali brasiliani prossimi venturi (ma gli hanno risposto che l’esperienze in Italia non sono molto considerate in Brasile, a meno che non si sia appartenuti ai PAC). Poi lo aveva inviato al Liverpool, dove voleva fare il manager (ma gli hanno detto che là sapere tante lingue non fa curriculum, visto che ne basta una, la loro). Sconfortato, Leonardo si stava allora godendo il sole sulle spiagge di Rio quando gli è arrivato un sms che possedeva tutti i crismi del sogno: panchina Inter offresi. E lui ha accettato (e poi i ragazzini gli danno dello stronzo).

… E ALLENATORI MENO GIOVANI
Ma niente in confronto a quello che è capitato a due allenatori grandissimi e sempreverdi. Il primo è Dan Peterson, indimenticato coach dell’Olimpia “ventitreesima squadra dell’NBA”, come diceva anni fa il “nano ghiacciato”. Lui, lasciata la piscina di Chattanooga Tennessee, si stava addirittura recando all’Enpals per chiedere la pensione quando gli è arrivata la chiamata di Giorgio Armani. Ritirata la pratica, si è rimesso al lavoro. E l’Armani Jeans è tornata alla vittoria. Mentre a Giovanni Trapattoni, operato poche settimane fa, è stato Libero a menare sfiga. Gli ha diagnosticato niente meno che un ictus. Non era vero, per fortuna. Scherza coi fanti…

di Matteo Lunardini