Il presidente della Repubblica ha detto in chiusura di anno che il 2011 è pieno di incognite perché i giovani non hanno speranza di futuro e tanto meno di lavoro. Per il resto ha dato un colpo al cerchio, uno alla botte e poi una serie di colpi per ogni botticella, tinozza, fiasco, bottiglia in cantina: mi sembrava come quello che voleva la botte piena, la moglie ubriaca, l’amante alticcia e l’escort di passaggio su di giri. Un discorso ecumenico con qualche punturina di spillo al governicchio, che infatti si è subito affrettato ad applaudire senza entusiasmo il viatico del presidente. Ci vogliono le riforme, la condivisione, pace e tarallucci e vino. Non manca nemmeno lo scatto in avanti. Petto in fuori, pancia in dentro e… faccia da Berlusconi. Nello stesso giorno, a Genova suona la tromba del cardinale Bagnasco che pronuncia il discorso alla città di fine d’anno nella chiesa del Gesù.

1. Dice l’eminenza che «come sempre, è al Santo Padre Benedetto XVI che dobbiamo innanzitutto guardare». Va beh! Guardi pure il papa, ma dopo una sbirciatina a Gesù Cristo vorrà pure darla, o no? Mi sarei aspettato che cominciasse con un pensiero alla Trinità, a Dio Padre, a Gesù, ma non subito, d’amblé, «innanzitutto» al papa: serpeggia nella Chiesa una sorta di papolatria.

2. Poi prosegue: «Chi ad arte fomenta tale clima [di sfiducia] non contribuisce a risolvere nulla e aggrava la situazione, manca di responsabilità. Non si tratta di sottovalutare o nascondere i problemi, ma di rappresentarli nelle misure reali senza tacere le luci, piccole o grandi che siano. A volte sembra serpeggiare una voluttà di male: essa sparge ombre, incertezze e freni con mano invisibile, dicendo o tacendo, insinuando, ritirandosi o opponendosi, creando rapporti che sembrano virtuosi ma che in realtà sono interessati e di corto respiro». Mi e gli auguro che non si riferisca a Berlusconi che da due anni nega l’esistenza della crisi per dire che «va tutto bene, madamo il cardinale», che sono disfattisti quelli della sinistra che dicono che la crisi c’è, che il lavoro non c’è e che la disoccupazione aumenta, che i giovani invecchiano già da vecchi senza pensione. Spero che il cardinale non voglia ancora una volta obbligare a ridere perché non bisogna scoraggiarsi. Spero che si renda conto che la gravità sta tutta in un governicchio inesistente e maledetto che ha fatto scelte per aiutare gli amici del presidente e gli amichetti del Vaticano, disossando l’Italia anche del buco dell’osso-buco.

3. Poi prosegue «sulla cosiddetta “questione morale”…. nessuna vita civile, nessuno sviluppo potrà essere vero e raggiungere lo scopo – creare giustizia in ogni campo sociale – se non è ispirato ad una visione etica e a comportamenti morali sia dei singoli che dei corpi intermedi e di tutte le istituzioni … quando si parla di etica si parla di due categorie: il bene e il male. Esse sono intimamente correlate col vero e col falso … Senza questa cultura morale – che non ha niente a che fare con quanto alcuni chiamano “moralismo” vuoto e di maniera – non ci sarà mai riforma o novità o legge che potrà tenere in modo costruttivo; non si potrà mai affrontare nessuna crisi o difficoltà. Gesù ci ricorda che non si mette vino nuovo in otri vecchi perché si perde l’uno e gli altri».

4. Spero che il cardinale non pensi che Berlusconi sia l’otre nuovo del vino della moralità. In tutte queste morte parole nemmeno una ne ha speso per stigmatizzare i comportamenti e le leggi immorali dell’uomo e del suo governo; non una parola sugli immigrati angariati, torturati, assassinati perché gli si nega il diritto di essere persona, con buona pace della Dottrina Sociale della Chiesa e del Vangelo con cui spesso e volentieri cardinali e prelati fanno i gargarismi al sapore di menta.

Mi auguro che la «cosiddetta questioni morale» riguardi i cardinali che fanno intrallazzi con uomini e istituzioni immorali.