Non se lo ricorda proprio nessuno e nessuno ce lo ricorda, ma il primo gennaio sarebbe la Giornata mondiale della pace, sembra una tragica beffa volerlo ricordare mentre altre ventuno persone sono morte ad Alessandria d’Egitto, colpite da un’autobomba armata da chi lavora per la guerra globale, per le contrapposte crociate, per la divisione del pianeta in aree rigidamente confinate, una sorta di Yalta del fanatismo che si propone di distruggere qualsiasi forma di contaminazione e di dialogo e di colpire a morte quanto ancora vive dei principi che ispirarorono la rivoluzione francese: libertà, fraternità, uguaglianza.

Di fronte a tanto sangue, agli attentati che si ripetono, al disprezzo per l’ordinamento democratico che segna anche tanta parte dell’Occidente cosiddetto cristiano, verrebbe la voglia di chiedere l’annullamento della Giornata della pace e di mandare tutti al diavolo, a cominciare dalle anime belle che ancora ci credono e compiono gesti quotidiani che vanno esattamente nella direzione opposta a quella degli attentatori e dei bombaroli, di quelli che vorrebbero esportare il loro dio o asportare il petrolio che gli serve sulle e con le canne dei fucili.

Eppure quelle che, con un certo malcelato disprezzo, vengono chiamate le anime belle del pacifismo, non smettono di far sentire la loro voce e non si rassegnano mai, neanche in questi inizio dell’anno. A costo di sembrare matti, quelli della Tavola della pace e della Rete per il disarmo hanno lanciato un appello affinché ciascuno di noi, da oggi, torni ad appendere il drappo della pace sul balcone, in ufficio, a scuola, dove gli pare: lo fotografi e lo spedisca al sito della Tavola, in modo tale da costruire una sorta di immenso calendario che a partire dal primo gennaio ci accompagni alla data del 25 settembre, quando si svolgerà la prossima edizione della Marcia Perugia-Assisi, diventata ormai il più importante appuntamento di chi crede nella cultura del disarmo, del dialogo, dell’incontro tra le diversità anche quanto tutto sembra precipitare e la speranza pare aver lasciato il pianeta, come ci ha spesso ricordato Flavio Lotti, indomito ed appassionato animatore di tante campagne in Italia e nel mondo.

Insieme con la bandiera da esporre, ci chiedono anche di firmare una Dichiarazione di pace (visibile di seguito) che chiede al governo italiano di rispettare la Costituzione, di porre fine alle missioni di guerra, di tagliare le spese militari, di rinunciare al cacciabombardiere lo squalo nero, di incrementare le spese per la scuola e per contrastare la crescente povertà e l’emarginazione. Saranno pure matti e anime belle, ma quanto sono meglio dei comprati e venduti, di chi riduce tutto e tutti a una tariffa, di chi ha mentito sulla natura e sugli scopi delle missioni militari, di chi ha innescato una guerra fondata su dossier falsificati, e per fortuna che il soldato Assange ha svelato quello che doveva restare segreto e ignoto alla pubblica opinione,

Ma prima di Assange, anche in Italia, a contrastare quelle bugie erano stati proprio le donne e gli uomini della pace che avevano dato vita ad alcune delle più straordinarie manifestazioni internazionali contro la guerra: anche per questo va ringraziato chi non ha mai ammainato le bandiere della Costituzione, della pace, della inclusione sociale, e spetta ora a ciascuno di noi raccogliere questo appello e farlo crescere dovunque, diffonderlo sui nostri siti e sui blog, mettere l’arcobaleno sui giornali e sulla rete, sostenere le iniziative di operosa solidarietà che saranno promosse prima della marcia di settembre.

Per chiunque fosse interessato pubblichiamo anche l’appello che è stato diffuso in queste ore:

La campagna “Bandiere di pace” ha preso il via oggi 1° gennaio 2011, giornata mondiale della pace, e si concluderà domenica 25 settembre 2011, giorno in cui si svolgerà  la prossima Marcia per la pace Perugia-Assisi. Tutti i cittadini sono invitati ad appendere la bandiera al balcone di casa (ufficio, negozio, scuola…), scattare una foto e inviarla all’indirizzo redazione@perlapace.it.

Ecco il testo della Dichiarazione di pace:
L’Italia che compie 150 anni ha una gran bella Costituzione. L’Italia, che compie 150 anni, ripudia la guerra, lavora per la pace e la giustizia, promuove la sicurezza umana e la democrazia internazionale rafforzando l’Unione Europea e l’Onu. Smette di fare la guerra in Afghanistan e costruisce la pace in Medio Oriente, in Africa e nel resto del mondo. Lotta contro la povertà e le disuguaglianze sociali nelle nostre città, in Europa e nel mondo e promuove un lavoro dignitoso per tutti. Taglia le spese militari e smette di vendere armi nel mondo. Investe sull’educazione, sulla cultura, sulla formazione e sul protagonismo dei giovani. Rispetta i diritti umani, a cominciare da quelli dei migranti che vivono e nascono nel nostro paese, e si batte contro le mafie, la corruzione, l’illegalità e ogni forma di razzismo e di violenza. Cura la Terra, difende i beni comuni e promuove nuovi stili di vita. Questa è l’Italia che amo, che festeggio e che voglio costruire.

Sarebbe un ottimo programma anche per il polo che non c’è ancora, quello che dovrebbe unire finalmente insieme quanti credono nei valori della libertà, della legalità repubblicana, della solidarietà e dell’inclusione sociale. Speriamo sia davvero l’anno buono per mettere insieme, oltre i tradizionali confini di schieramento e di parte, quanti si riconoscono in questo appello.