Che l’emergenza aquilana sarebbe stata prolungata, era nell’aria. Ora è diventato un fatto: il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2010, reso pubblico soltanto ieri e a breve in uscita sulla Gazzetta Ufficiale, ha prorogato per un altro anno lo «stato d’emergenza in ordine agli eccezionali eventi sismici» che hanno interessato L’Aquila e gli altri comuni del cratere sismico lo scorso 6 aprile 2009.

Cosa significa in concreto? Lo spiega Giovanni Lolli, deputato aquilano del Pd, che commenta duramente: «Significa che questo è l’unico terremoto che si ricordi in cui non c’è una legge-quadro. Lo stato di emergenza prolungato vuol dire che si pensa di organizzare anche la ricostruzione con le procedure emergenziali, con i commissari e le ordinanze. Il che determina confusione, mancanza di trasparenza, mancanza di controlli e di chiarezza sulle norme, che si sovrappongono e si annullano l’una con l’altra. Non a caso c’è la legge di iniziativa popolare che si propone di risolvere questo problema.»

Dello stesso avviso il sindaco, Massimo Cialente, che spiega: «Il punto è che, se anche il Parlamento decidesse di prendere in considerazione la proposta di legge per la quale si stanno raccogliendo firme in tutta Italia, ci vorrebbe un anno per l’approvazione. Su questo, lancio un grido d’allarme dal 2009. Sono arrivato al punto di dimettermi dall’incarico di vice-commissario, di più non so che fare». Un’ulteriore prova dello stato confusionale in cui si trovano a operare le istituzioni locali all’Aquila.

«La proroga dell’emergenza era ormai un fatto scontato», prosegue Cialente. «Siamo in un momento di grande confusione. Lo dico da tempo: L’Aquila è una nave in tempesta senza nocchiero. Si va avanti ad affrontare i problemi mano a mano che si pongono, si ragiona sulle “emergenze” a mano a mano che si presentano. Manca un disegno complessivo, una legge, appunto, sulla quale eventualmente intervenire con ordinanze correttive.»

Invece, sono le ordinanze emergenziali a dettare, di volta in volta, le norme. E questo, in assenza di un quadro normativo generale di riferimento, invece di semplificare, complica le cose. Lo scrive, perentoriamente, l’Ordine degli Ingegneri della provincia dell’Aquila in un comunicato stampa: «La battuta di arresto della ricostruzione avuta nel 2010 è derivata dalla complessità della normativa posta in essere.»

Come se non bastasse, arriva la beffa del Decreto Milleproroghe, che sospende la restituzione degli arretrati delle tasse fino a giugno del 2011, ma poi recita testualmente: «La ripresa della riscossione delle rate non versate […] è disciplinata […] in modo da non determinare effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica.»

«Questo vuol dire» spiega ancora Lolli «che non c’è copertura finanziaria, e che quindi, nei successivi sei mesi del 2011, pagheremo una rata doppia, per non gravare ulteriormente sul bilancio dello Stato. E’ l’ennesima promessa mancata. Faremo tutto quel che sarà in nostro potere per cambiare le cose, ma ci vuole una soluzione definitiva. E’ impossibile andare avanti così, di sei mesi in sei mesi. Nessuno, all’Aquila, è più in grado di organizzare non solo la propria attività lavorativa, ma addirittura la propria esistenza.»

Insomma, l’emergenza infinita rischia di non far rinascere mai più L’Aquila

Lo stato d’emergenza all’Aquila non finisce più: è stato prorogato fino al 31 dicembre 2011. La ricostruzione non esce dalla logica dei commissari, delle ordinanze e delle deroghe. Non c’è una legge-quadro. E il decreto Milleproroghe, dopo proteste e rassicurazioni, contiene la sospensione degli arretrati delle tasse. Ma senza copertura finanziaria.