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Frediano Manzi
Presidente di S.O.S racket e usura

La criminalità milanese esiste eccome

Alessandro Marangoni, neo questore di Milano dice che nel 2010 sono stati denunciati solo cinque episodi di usura. Peccato che nello stesso anno si sia verificata un’impennata delle estorsioni (+ 38%), fenomeni criminali che, secondo la Questura di Milano, nulla hanno a che vedere con la criminalità organizzata.

Marangoni dimentica un punto importante. E cioè che a Milano e a Busto Arsizio sono in corso tre procedimenti cha hanno dimostrato che il fenomeno dell’usura e delle estorsioni legato alle grandi organizzazioni criminali esiste eccome. Dal processo “Infinito”, quello contro la ‘ndrangheta a Nord, a quello contro il clan Valle, famiglia di usurai legata ai De Stefano, fino all’inchiesta “Bad Boys”, le intercettazioni telefoniche e ambientali dimostrano che gli imprenditori sotto scacco sono oltre duecento. Solo per fare un esempio, le carte dell’inchiesta sui Valle hanno dimostrato che nella villa bunker di Cisliano (Mi) era abitudine degli affiliati al clan picchiare selvaggiamente chi non pagava il pizzo e chi si rifiutava di cedere la propria attività alla cosca.

Se il questore, dati alla mano, ha ragione nell’affermare che nell’anno che sta per concludersi le denunce sono state solo cinque, non può non dire che il fenomeno è incredibilmente più grande.

Secondo i dati raccolti dalla mia associazione, i casi di racket e usura, a Milano e provincia, sono circa 20mila ogni anno. Tante sono le segnalazioni che arrivano all’indirizzo di Sos racket e usura. E fra 5 e 20mila c’è una grossa differenza. I motivi di questa enorme discrepanza, come se si stesse parlando di due città diverse, sono molteplici. Innanzitutto la paura. Spesso gli usurai, come dimostrano le tante inchieste in corso, sono affiliati a importanti e pericolose organizzazioni criminali. Come ha recentemente denunciato il pm Ilda Bocassini, a Milano il muro dell’omertà è cresciuto a livelli inimmaginabili. Un mese e mezzo circa dopo la maxioperazione di questo luglio che fra Calabria e Lombardia ha visto finire dietro le sbarre più di 300 affiliati alla ‘ndrangheta, il pool di Milano ha arrestato un imprenditore di Legnano, vittima di usura ed estorsione, che si è rifiutato di denunciare il pizzo. Anzi, consigliava molti suoi colleghi nella stessa sua situazione di non dire niente alle autorità. Un segnale forte che condivido in pieno.

Ma c’è dell’altro. Gli imprenditori non denunciano perché non hanno più fiducia in quelle istituzioni che avrebbero il dovere di assisterli. Innanzitutto il fondo antiusura che la Legge 108/96 mette a disposizione delle vittime esclude dall’accesso ai fondi tutti coloro che non sono in possesso di una partita Iva. Inoltre per quei pochi professionisti che hanno coraggio e carte in regola (la famosa partita Iva) per fare richiesta entrano in un tunnel che può durare dai tre ai cinque anni di attesa.

Per fortuna anche a Milano e a livello nazionale qualcosa si muove. In città sono sempre puntuali le denunce di Giulio Cavalli, consigliere regionale lombardo dell’Italia dei valori. E a Roma Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Partito democratico, è riuscito a inserire nel decreto Milleproroghe una serie di normative che andranno a cambiare le procedure farraginose per accedere al fondo antiusura.

Sono certo che, dopo anni di proteste, una volta approvate, queste modifiche causeranno un’impennata enorme di denunce che andranno a colpire soprattutto le grosse organizzazioni criminali.


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