A volte mi chiedo come mai esistano lobby organizzate che difendono strenuamente gli interessi dei grandi gruppi industriali, lobby che proteggono la Chiesa romana e altre che lottano per le necessità degli operai, ma non esista in Italia un gruppo attivo e organizzato che porti avanti a livello istituzionale gli ideali di sostenibilità energetica, rispetto dell’ambiente e gestione ecologica del ciclo dei rifiuti.

Poi mi rispondo da solo. Se il destino dell’ambientalismo italiano deve essere consegnato nelle mani degli attuali Realacci o Bonelli di turno, siamo rovinati. I massimi esponenti politici delle correnti ambientaliste – che purtroppo appartengono unicamente al retaggio della vecchia sinistra – hanno spesso preso posizioni contrastanti rispetto allo stesso obiettivo a cui formalmente facevano riferimento. Ricordo la proposta di Realacci nel 2003, durante le proteste a Scanzano Jonico per l’affrettata e pericolosa scelta del sito per il deposito di stoccaggio geologico delle scorie nucleari italiane, di risolvere il problema inviando le scorie in Russia; oppure le sue dichiarazioni sulla legittimità di una gestione privata dell’acqua. O ancora gli stessi Verdi, guidati dall’allora Pecoraro Scanio, inneggiare all’inceneritore di Acerra come la soluzione del problema rifiuti campano e appoggiare più di recente, sotto la guida Bonelli, i progetti di incenerimento del candidato alla Regione Campania, De Luca. Trovo sintomatico del degrado ideologico della rappresentanza ambientalista a livello politico il fatto che il partito ecologista appoggi un candidato imputato in primo grado per sversamento illegale di rifiuti (conclusosi in appello con la prescrizione del reato, che De Luca aveva promesso pubblicamente di rifiutare) con piani di espansione nel settore non sostenibile nel trattamento degli stessi.

Persino l’Italia dei Valori, che raccoglie buona parte del suo elettorato tra i movimentisti e le anime vaganti della vecchia sinistra estintasi durante le elezioni del 2008, non mira a una coerenza programmatica con la stessa base elettorale, relegando la questione ambientale a poche battute televisive e appoggiando dichiaratamente soluzioni neanche lontanamente vicine a un ideale di sostenibilità. Molto deludente, trattandosi di una forza parlamentare che si vende come anima giovane e che non dovrebbe ufficialmente trovarsi sotto la pressione delle vecchie e perverse lobby industriali.

Cultura scientifica e aggiornamento tecnologico sono due presupposti fondamentali per poter impostare un piano energetico e ambientale nel nostro Paese. La nostra classe politica è decisamente inadeguata sotto questo profilo. La politica oggi è diventata un reality show, dove la battuta più pungente o il riferimento agli avvenimenti quotidiani, come unica priorità operativa, hanno cancellato qualsiasi intento progettuale a medio-lungo termine.

Se frana una collina, sono tutti pronti in aula ad attaccare gli esponenti di governo, senza far tanto caso al fatto che da oltre 30 anni l’Italia cade a pezzi in mano all’incuria, all’assenza di un piano organico operativo e la responsabilità di tutto ciò non lascia scampo a nessuna forza attualmente presente in Parlamento. Si parla di nucleare ormai da sette anni, senza che nel dibattito pubblico e particolarmente nei telegiornali potesse essere consultato qualche esperto a confutare le deliranti tesi del politico di turno. Gli inceneritori continuano ad essere dipinti come impianti costruiti nell’interesse della comunità, sotterrati dalle balle non tanto “eco-” di esponenti di tutto l’arco parlamentare. C’è ancora chi ha il coraggio di correggere chi li chiama inceneritori, quando il termine “termovalorizzatori” non esiste in nessun dizionario tecnico, ma è solo un modo per indorare la pillola confidando nel fatto che la esigua produzione energetica possa perdonare l’immissione in atmosfera di migliaia di tonnellate all’anno di composti chimici tossici o cancerogeni.

Le speranze di costruire una corrente ambientalista in Parlamento passano per la fitta rete del movimentismo italiano, su cui pesa la responsabilità non solo di un’azione sinergica e organizzata di ingerenza sulle attuali istituzioni, ma anche della partecipazione attiva alla formazione di una nuova classe dirigente. La comune e sincera missione di tanti movimenti è forse indebolita dal becero protagonismo che ne mina la solidità alla base, oppure si tratta di una sonora sconfitta nei confronti delle lobby avversarie? Resta la dura realtà, che vede relegata in secondo piano la ragione profonda della stessa esistenza di queste realtà: la necessità urgente della ridefinizione dei paradigmi socio-economici globali, a partire da quelli locali e nazionali.

I nostri politici ormai sono diventati tuttologi con il mandato etico di commentare ogni notizia, persino quella di gossip o sportiva. La loro perenne presenza sui media lascia spesso il dubbio non solo di quanto conoscano realmente le leggi che vanno ad approvare, ma anche come sia possibile che ognuno di loro si senta sempre ferrato in ogni argomento. Scajola inneggiava al nucleare di terza generazione, declamandone doti sconfessate ampiamente dalla letteratura scientifica e tecnica esistente, nonché dalle esperienze degli unici due cantieri al mondo, ancora lontani dall’essere completati. Nulla in contrario alla libertà di espressione – del resto lo stesso ex-ministro si autodefinì un “imbecille” – ma magari non guasterebbe un po’ di umiltà e far sì che la politica dei prossimi anni sia più selettiva nella scelta di persone che dovrebbero occuparsi di problemi specifici, in cui l’esperienza in campi attinenti sarebbe molto apprezzata.

Università, movimenti, organizzazioni e associazioni hanno il diritto e il dovere civile di partecipare alla vita politica del Paese, creando l’humus per la convergenza di valori e motivazioni. Il brulicare di menti e di idee che caratterizza questi ambienti contiene energie che spesso non ricevono la stessa attenzione degli stessi colleghi provenienti da ambienti ormai strettamente apparentati con il potere politico. E’ un problema radicato nella politica mondiale, ma che in Paesi come l’Italia trova terreno particolarmente fertile, facilitato dal livello di corruzione politica e ideologica che caratterizza il Bel Paese.

Qualora questo grande movimento culturale riesca a superare l’ostacolo dell’estrema e crescente frammentazione identitaria della base, in favore della creazione di una lobby che aggreghi gli sforzi e porti avanti progetti comuni senza protagonismi, si potrà comprendere come un tale sistema complesso si regga proprio sul mantenimento delle diversità ideologiche di ogni singola realtà. Così come la biodiversità rende sano e resistente un ecosistema, la multiculturalità di movimenti e aggregazioni civiche rappresenta la chiave di sopravvivenza di ogni società moderna.