23 dicembre 2010, Roma, Villa Madama.
Il presidente del Consiglio tiene la tradizionale conferenza stampa di fine anno: breve premessa di 60 minuti seguita dalle risposte ai giornalisti, 30 domande ammesse e 20 concesse, per un totale di quasi altre due ore.
Soliti encomi a se stesso, soliti attacchi a stampa, magistratura, opposizione, Fini.
Entusiasmante escalation sulla stabilità del governo: bastano i 3 voti attuali che comunque diverranno 15 in gennaio (20 per gli amici), con code di postulanti alla sua porta. Non esclusa un’apertura al terzo polo senza Fini.In ultima istanza elezioni anticipate.
Rilancio del partito con la ricerca di un nuovo nome.

Le palle di Natale

Natale, parla il mini Lukashenko
e con i tempi lunghi di Fidel
espone di successi un lungo elenco.
Son le palle dell’ultimo model.

All’estero, lontan da testimoni,
il nostro boss fu un vero Padreterno,
da noi, coi media in mano agli imbroglioni,
vien criticato il capo del governo.

“Ho dall’atomica salvato il mondo
col trattato fra Russia e Stati Uniti!
Sol grazie a me scoppiò un amor profondo
che ebrei e palestinesi vede uniti!

Fermando a dieci miglia da Tbilisi
i carri armati russi son riuscito
ad evitare una mondiale crisi!
Perché all’interno non vengo capito?

In due mesi ho risolto la monnezza,
ma il potere local mi boicottò.
L’Aquila ritrovava la bellezza,
ma la cittadinanza s’impicciò!

Procedeva il governo con successo,
ma Fini provocò instabilità
e i giudici e la stampa non han smesso
di celare e falsar la verità!”

La soluzione ha pronta il parolaio:
eterna guerra alla magistratura
e con gli acquisti ai saldi di gennaio
dar la stabilità alla dittatura.

“Ci vuol per il partito un nom che ammalia
e stiamo lavorando alla bisogna…”.

Non Vittoria, non Popolo né Italia
né Libertà. Chiamatelo: Vergogna!