C’è poco tempo, siamo al 23 dicembre e c’è poco tempo.

Molto lavoro, molti impegni, la sensazione che non ci sia tempo abbastanza per fare tutto. La sensazione che si debba finire tutto “entro”. Entro Natale, entro fine anno, entro stasera.

Entro ieri, per esempio, dovevo scrivere qualcosa (mi è stato chiesto di farlo e mi fa piacere farlo) sulla protesta dei lavoratori Rai di tutta Italia, e di Torino in particolare (come avevo già provato a fare nel giugno scorso in questo post).

E quindi? Ho solo il tempo di fare un po’ di sintesi per amplificare due iniziative importanti:

  • Oggi i lavoratori del palazzo Rai di via Cernaia a Torino, le cui attività sono sempre più a rischio di esternalizzazione, si mobilitano nell’iniziativa “brinde… RAI”: hanno invitato a scendere in strada con loro, alle 12.30 ai piedi del grattacielo, gli enti locali (comune, provincia e regione) e i mezzi di informazione per brindare, simbolicamente, al futuro della Rai e per sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di fermare lo smantellamento dell’azienda che sembra prefigurarsi con il nuovo piano industriale
  • Avantieri (21 dicembre) i sindacati Rai sono stati ricevuti dalla Commissione di Vigilanza e hanno consegnato al Presidente un comunicato. Ne sottolineo solo alcuni passaggi qui di seguito, ma è interessante leggerlo per intero, in particolare per quel che concerne il resoconto puntuale di quanto avvenuto dopo lo scioglimento della divisione Rai “Trasmissione e Diffusione” avvenuto nel 2000 (con un ruolo da protagonista per il Senatore Gasparri).

Illustrissimo Presidente, […] sicuramente saprà della piena riuscita dello sciopero generale dei lavoratori della Rai del giorno 10 dicembre u.s. Vogliamo però sottolineare l’importante risultato di partecipazione: ben l’85% della popolazione dipendente, compresi i lavoratori a tempo determinato, ha partecipato all’astensione dal lavoro. […] Questa, Presidente (Lei lo sa bene), è forse la più grande e partecipata iniziativa di protesta dei lavoratori della Rai dal giorno della sua fondazione. […] Dai numeri che si sono espressi, è facile capire che i lavoratori della Rai, tutti a qualsiasi livello, non sono d’accordo con i vertici aziendali, direttore generale e Consiglio di amministrazione, sulle scelte espresse nel Piano industriale.

[…] Nel mese di giugno, Presidente, noi Le abbiamo consegnato un documento articolato, in cui esprimevamo la nostra idea di servizio pubblico, elencando anche le problematiche da affrontare per rimettere in sesto l’azienda. Questi mesi sono passati, in azienda e fuori, nella polemica strumentale. Nonostante le nostre considerazioni si è portata avanti un’idea di “risanamento” tutta fondata su tagli, ridimensionamenti, svendite, riduzione di costi in maniera orizzontale (investimenti tecnologici compresi). […]

Ormai in azienda vi è una difficoltà estrema a stare al passo con i concorrenti per carenze tecnologiche, si è costretti a ricorrere continuamente ad appalti, anche sulla produzione, per carenza di personale specializzato. […]

La Rai non è solo informazione giornalistica, la Rai è attenzione alle minoranze etniche e alle comunità territoriali, contributo al cinema d’autore e indipendente italiano ed europeo, attenzione, attraverso programmazioni dedicate, ai bambini, ai giovani, agli anziani e ai disabili, diffusione di programmazioni culturali, educative, formative. La Rai è ovviamente anche intrattenimento informativo, culturale e leggero. […]

Per concludere […] La disperante sensazione è che queste scelte fondamentali vengano calate dall’esterno, molte volte da chi non conosce o ha finalità non in linea con il bene dell’azienda.”

Tirando le somme, comunque, c’è poco da brindare.