L’eterna indecisione del Pd. Dalla vocazione maggioritaria al Nuovo Ulivo, al Patto costituzionale.
Sì a Di Pietro, no a Di Pietro. Sì a Vendola, no a Vendola. Sì a Vendola, ma no a Di Pietro.
Sì al terzo Polo, ma senza Fini. Sì alla grande ammucchiata e amen per chi non ci sta.
Primarie sì, primarie no. Sono imposte dallo Statuto. Se ne può fare a meno. Le primarie ci servono. Primarie da riformare. Primarie interne. Primarie di coalizione. Primarie solo se si vincono…
E intanto i consensi calano…


Pd, poi decidiamo…

Mentre lo zombi di Palazzo Chigi
l’Italia sta portando alla rovina,
del Pd, ch’è il partito dei litigi,
la fine prematura si avvicina.

La creatura, già nata malaticcia,
cresciuta cagionevole in salute,
non sa con chi potrà far pappa e ciccia
poiché son proprio tante le vedute.

C’è chi vuole alleato il terzo Polo
allontanando Vendola e Tonino,
c’è chi coi due demoni andrebbe al volo
causando dei bigotti un gran casino.

Il segretario vuole l’ammucchiata
con la quale far fuori il Cavaliere,
ma una cosa importante si è scordata:
che il terzo Polo non ne vuol sapere.

“Con Di Pietro giammai!” tuona Casini.
“Giammai con il Pd!” tuona Gianfranco.
C’è chi vuol l’Udc, ma non vuol Fini,
chi, alla Fioroni, del partito è stanco.

Veltroni, ancor non pago di disastri,
plaude alla vocazion maggioritaria,
mentre i rottamatori, giovinastri,
voglion mandare i vecchi gambe all’aria.

Sulle primarie un po’ di confusione:
ieri sì, oggi no, domani ma…
E farle interne o di coalizione?
Meglio non farle o Niky vincerà…

E’ grazie a questa dura opposizione
di un partito che opporsi mai non volle
che, sfuggendo ai processi e alla prigione,
un vecchio puttanier salirà al Colle.