di Guido Mula*

Ieri, in Senato, la procedura di votazione del ddL di riforma dell’Università ha raggiunto il parossismo: in una situazione nella quale era materialmente impossibile il conteggio di alcunché, il presidente di turno continuava imperterrita “chi è favorevole, contrario, astenuto…” sfregiando quasi con rabbia quella lista di emendamenti che aveva davanti.

Questo è il senso dello Stato, di profondo rispetto non solo del Parlamento, ma anche dell’Istituzione Universitaria: una battaglia nella quale la discussione e il confronto sono assolutamente fuori dal gioco, irrilevanti, inutili. E’ stato detto e ridetto, sottolineato in tutte le salse da tantissimi osservatori: questo governo non vuole dialogare sull’Università, vuole solo il suo fiore all’occhiello di “riforma epocale”, mai discussa, mai approfondita. Anche ieri il ministro Gelmini era in Tv, su La7, ma sempre senza nessun faccia a faccia con i ricercatori. A poco servono anche i confronti tardivi del Sen. Quagliariello fatti per dare l’impressione di un dialogo quando i giochi sono sostanzialmente chiusi.

I ricercatori, on. ministro, continueranno a far sentire pacificamente la loro voce. Hanno imparato in questi mesi a dibattere fra loro e a confrontarsi. Sanno che la loro voce, con la semplice forza degli argomenti, delle idee, dei ragionamenti e delle strategie ha portato lontano. Anche se non riusciranno a fermare un disegno di legge approvato a forza di colpi di maggioranza e di insulti inaccettabili (come la definizione di “inoccupabili” data da un professore ordinario del PdL alla Camera dei Deputati; non si sa se includeva sé stesso tra i colleghi universitari così apostrofati), i ricercatori sanno che il loro ruolo e la loro voce ha coinvolto tante altre componenti dell’Università, sanno che la forza delle idee spiegate con calma è dirompente.

A noi non serve la violenza, la rifiutiamo in ogni circostanza. Sappiamo che con la sola forza delle nostre idee sapremo superare anche gli ostacoli più impegnativi. On. Gelmini, l’Università oggi sa che ha bisogno di una riforma, di una buona riforma. Lo sa per certo. Tanti progetti e idee sono già oggetto di discussione, a partire da quelli dei ricercatori. Faremo una nuova riforma, e con il dialogo faremo in modo di cancellare la triste parentesi della sua, se mai diventerà legge dello Stato.

*Rete29Aprile