Tornano in libertà Angelo Balducci, Fabio De Santis e Francesco Maria De Vito Piscicelli, indagati per corruzione in concorso nell’inchiesta sull’appalto per la scuola marescialli dei carabinieri di Firenze, uno dei filoni delle indagini sugli appalti per il G8. Lo ha stabilito il tribunale di Roma accogliendo le istanze di scarcerazione dei difensori. Lo si è appreso a Firenze dai loro legali.

I tre erano tutti agli arresti domiciliari dopo aver trascorso un periodo di detenzione in carcere. Per loro l’unica misura cautelare residua sarà l’obbligo di firma due volte alla settimana. L’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Balducci e il già provveditore alle opere pubbliche della Toscana De Santis vennero scarcerati e messi agli arresti domiciliari il 13 luglio scorso. L’imprenditore Piscicelli il 3 maggio. Solo dopo ripetute istanze dei loro difensori, i tre della ‘cricca’ hanno ottenuto in tempi diversi gli arresti domiciliari, e ora il ritorno alla libertà.

Mentre Piscicelli venne arrestato in carcere il 4 marzo scorso, quando furono eseguiti i provvedimenti cautelari per la scuola marescialli, per gli altri due la detenzione in un penitenziario era già stata attuata il 10 febbraio con la maxi-inchiesta di Ros e procura della Repubblica di Firenze sugli appalti per il G8 alla Maddalena e per le opere della protezione civile. Balducci e De Santis sono imputati nel processo con rito immediato in corso a Roma, dopo il trasferimento da Firenze, che avrà una prossima udienza l’11 gennaio 2011 davanti alla prima sezione penale. Ma, sempre per la presunta corruzione sull’appalto della scuola, si terrà anche a Roma il processo con rito abbreviato per Piscicelli, secondo quanto deciso sempre oggi dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione a cui era stata rimessa la questione sulla competenza da parte del giudice per l’udienza preliminare di Firenze, Anna Favi.

Nella vicenda della scuola marescialli dei carabinieri di Firenze Balducci, De Santis e Piscicelli sono indagati insieme ai costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, e al coordinatore del Pdl Denis Verdini, oltre all’avvocato Guido Cerruti, morto il 6 luglio scorso mentre a Firenze si celebrava un’udienza del processo in cui era imputato. Secondo l’accusa gli indagati, pur con modalità e atteggiamenti diversi in base a ruolo e competenze, si sarebbero adoperati per aiutare Fusi a rientrare nell’appalto della scuola da cui la sua società di costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp) era stata estromessa.