Di fronte a dichiarazioni coscientemente irresponsabili e frutto di un estremismo illiberale, come quelle del capo gruppo in Senato del Pdl, Maurizio Gasparri: “Ci sono potenziali assassini, ci vogliono arresti preventivi”, di fronte all’ idea anticostituzionale del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di applicare il Daspo (divieto per ultras di andare allo stadio) alle manifestazioni, di fronte all’ingerenza, anche questa anticostituzionale, del ministro della giustizia, Angelino Alfano, che invia gli ispettori al Tribunale di Roma per sindacare una decisione dei giudici che hanno scarcerato diversi manifestanti coinvolti negli scontri del 14 dicembre, l’unica strada per studenti, ricercatori, docenti, precari, terremotati abruzzesi, vittime dell’ “emergenza” rifiuti a Napoli, è quella di continuare le proteste. Magari eclatanti, magari in grado di bloccare il Paese e farlo riflettere, ma assolutamente pacifiche.

Non si deve cadere nella trappola del governo che sta attuando un piano di distrazione di massa con dichiarazioni provocatorie, dai toni che istigano alla violenza. Questa maggioranza di nominati in Parlamento vuole far credere che siano tornati gli anni di piombo e far dimenticare agli italiani le enormi responsabilità che ha, per aver portato all’esasperazione il ceto medio impoverito, i precari, gli studenti. Generazioni inascoltate, che non vedono neppure uno spiraglio di futuro. Di fronte hanno o a un’ assenza di risposte politico-sociali o soluzioni, come il ddl Gelmini, disastrose per i giovani e quindi per lo sviluppo dell’Italia.

Fatti che dovrebbero portare ciascuno a fare la propria parte, a non lasciare solo chi invoca diritti e attenzione.

In tutti questi giorni, post-14 dicembre, ho ascoltato in silenzio, con molta voglia di capire, gli studenti che da tutta Italia sono andati a Roma. In diversi hanno detto: c’era “comprensione”,“solidarietà” con chi ha lanciato pietre per “rabbia”. La frustrazione, la disperazione di chi non ha un lavoro e non riesce più a sperare che le cose cambino perché ha a che fare con una classe politica cieca e sorda, è condivisibile. Così come la “comprensione” per le cause che hanno portato allo sfogo di quella rabbia per le strade del centro di Roma.

Ma non posso capire l’accettazione di quella violenza. E per fortuna ho ascoltato anche tanti studenti che vogliono continuare proteste “radicali”, ma pacifiche. Scendere in piazza a viso coperto, lanciare sassi, incendiare camionette di polizia non solo è sbagliato, sempre, ma è controproducente per gli obiettivi dichiarati di chi sta lottando per il diritto al lavoro, allo studio, alla salute. La violenza porterebbe solo consensi a chi ci governa, calpestando ogni giorno la democrazia.