Tifosi della Sampdoria sotto casa di Antonio Cassano

Dopo Ibra e Robinho, ecco Fantantonio Cassano: la campagna acquisti politica e calcistica di Berlusconi ha fatto un altro colpo. È un ottimo acquisto in vista delle elezioni, certo più quotato di Scilipoti. Tanto che Massimiliano Allegri starà gongolando. Ricordate? L’ex allenatore del Cagliari era stato preso perché, al contrario del suo predecessore, era un uomo mansueto e “compatibile”. E soprattutto non pretendeva la luna in chiave calciomercato. Insomma, s’accontentava. Erano i giorni in cui tutti ripetevano che soldi non ce n’erano e che il fair play finanziario era una cosa seria. Bisognava stringere la cinghia, insomma, perché molte squadre si trovavano sull’orlo del fallimento.

Lo disse anche Silvio Berlusconi il 20 luglio a Milanello, quando, di fronte ai tifosi che lo contestavano per la brutta campagna acquisti, fece l’elogio della minestra fatta in casa con quello che c’è: da Ronaldinho «miglior giocatore di tutti i tempi» a «Yepes e Borriello sia bravi che belli». Quel giorno il Cavaliere parlò più di contabilità che di calcio. Sciorinò cifre da capogiro: «La mia famiglia nel Milan ha messo un miliardo e 100 milioni di euro in 25 anni, perdendoci 65 milioni a stagione». E ancora: «Solo l’anno prossimo potremo andare sul mercato». Poi, dopo aver ripetuto la solita tiritera pubblicitaria sul «Milan offensivo sempre votato allo spettacolo», aggiunse che, secondo un recente studio, l’Italia nel mondo era conosciuta per tre cose: la mafia, la pizza e il Milan. E che il Milan era solo terzo per colpa dello sceneggiato La Piovra. Ma che comunque, anche senza nuovi innesti, rimaneva il club italiano più famoso del pianeta.

Insomma, era il Berlusconi versione piacione, quello capace di dire qualunque cosa purché senza contraddittorio; un uomo sulla difensiva, sebbene sempre all’attacco, proprio come il Milan di Allegri. Ebbene, sembra passato un secolo. Invece è solo prima che l’estate e poi l’autunno diventassero, nel Parlamento e nelle piazze, i più incandescenti da trent’anni a questa parte. Prima ci si mette Fini, poi i lavoratori, infine gli studenti; sembra che qualcosa nella granitica bolla berlusconiana si incrini. Silvio lo capisce e da piacione diventa una iena. Tutta la sua armata viene allertata. Si cambia registro o crolla tutto, è l’ordine. E l’armata muove le sue pedine. Prima cominciano i giornali, soffiando sul fuoco a colpi bassi di dossier. Poi torna di moda il calcio, un circenses che sembrava roba del millennio passato, uno sport su cui, sempre con la scusa della crisi, non si voleva investire più.

Così da quel momento in poi ogni volta che si dice la parola elezioni ne arriva uno: prima Ibrahimovic, poi Robinho e infine il reprobo Cassano, il calciatore messo alla porta dal presidente Garrone per insubordinazione. Come sempre, il tutto si svolge a colpi di continue campagne pubblicitarie. Le quali, in virtù dell’issue circle attention (ossia del fatto che ogni campagna ha una sua vita con un apice e una morte naturale), seguono sempre cicli che si estinguono velocemente. E che vanno sempre ricaricati. Pertanto, finito l’effetto «Ronaldinho migliore giocatore del mondo», eseguito ad arte il maquillage sulla figura dell’ex antipatico Ibrahimovic, strumentalizzato il futuro milanista di Balotelli, ecco che per qualche settimana avremo il povero Cassano su tutti i giornali e in tutte le televisioni. Diranno che la cura Milan lo riporterà in peso forma e lo farà rinsavire. Che è il miglior giocatore italiano. Che è simpatico e, perché no, pure bello.

Quello di Cassano è stato un affare? Tatticamente forse no, perché coesistere con Ibrahimovic per un fantasista è sempre difficile (ma sarà bello vederli insieme) e il Milan non aveva bisogno di un giocatore con le sue caratteristiche. Economicamente invece sì, perché un terzo del pregresso debito con il Real Madrid sarà pagato dalla Samp e dalle stesse merengues. Diventerà un affarissimo se il Milan riuscirà a disfarsi di Ronaldinho, il quale oramai per la squadra è un peso morto («giocherà nel Milan fino a tarda età…» aveva detto Berlusconi). E per il pibe di Bari vecchia? Si è sempre detto che per esprimersi al meglio ha bisogno di giocare con continuità e di avere l’ambiente tutto con sé. Ebbene, nel Milan dovrà vedersela con Robinho e Pato. Per essere sempre titolare dovrà sperare negli acciacchi degli ultimi due. Non potrà disputare la Champions League. Ma avrà l’occasione di riprendersi la nazionale. E se non ci riuscirà? Amen, sarà stato sacrificato al circle issue attention del momento. Un po’ come la casa di Montecarlo. Ma chissà che con lui il Milan non scavalchi in classifica la pizza. Purtroppo la mafia pare irraggiungibile…

di Matteo Lunardini