Raccolgo alcune sollecitazioni dai commenti agli articoli prima dell’ultima puntata sugli inediti del fondo Petacci. A quanti chiedono di spulciare anche gli altri faldoni dell’Archivio centrale dello Stato, li rassicuro: è stato fatto, da me, da Pasquale Chessa e da numerosi altri colleghi. I risultati delle ricerche sono in libreria o nelle riviste specializzate.

L’ultima lettera di Benito si occupa del fondo Petecci il cui studio è stato negato dagli anni Cinquanta in avanti alla comunità scientifica. Per una serie di concomitanze favorevoli siamo stati i primi ad essere autorizzati. Quindi su quelle carte ci siamo concentrati, Pasquale Chessa ed io. È inutile prima che impossibile ripetere ogni volta la stessa narrazione.

Alcuni lettori chiedono lumi sulla beneficenza elargita dal Duce. Dai primi anni trenta fino al 25 luglio, sono esistiti degli stanziamenti gestiti da Edda Ciano, da Rachele Mussolini e, in ultimo, anche da Clara Petacci per far fronte alle innumerevoli richieste provenienti dalla popolazione. Soldi dello Stato, non denaro privato. Chi ha avuto la pazienza di leggere le lettere in cui si sollecita aiuto è pervaso da un senso di pietas. A quanto risulta i fondi non sono stati dissipati per un uso privato, sono arrivati ai richiedenti, ma la gestione è stata, non poteva essere altrimenti, ampiamente discrezionale. Non si tratta infatti dell’esercizio di un diritto ma di un favore elargito.

Per quanto riguarda il patrimonio privato del Duce, sappiamo con certezza che ha venduto il popolo d’Italia, il suo giornale. Il contratto ha delle singolarità: chi compra, in apparenza acquista dei debiti (34.923.000 lire) nei quali si cela un credito del quotidiano verso lo Stato e pari a 60.000.000. Sottratti debiti a crediti, Mussolini distribuisce tra i suoi eredi circa 30.000.000. La quota di Edda Mussolini Ciano, rifugiata in Svizzera poco prima della fucilazione del marito, è consegnata da Padre Pancino. La transizione si chiude il 7 novembre 1944. Poco dopo ci fu il celebre discorso al Lirico di Milano. Mentre incita all’ultima resistenza della valle del Po, promettendo una battaglia casa per casa, girando per Milano sul predellino della macchina non solo ha messo al sicuro il suo patrimonio personale ma sta trattando per rifugiarsi con Clara in Spagna. Il piano fallisce solo perché la situazione internazionale non permette a Franco di accogliere Mussolini senza rischiare di mettere a repentaglio il suo di regime.

Ancora oggi, gli storici sono stretti e costretti in categorie che non appartengono loro. Studiare il Fascismo è la chiave per capirlo e, a volte, anche per illuminare le radici del presente. Il fondo Petacci, con i suoi documenti, ultimo ritrovamento di documenti mussoliniani autentici, consente di rispondere ad alcune domande inevase sulla Repubblica sociale. E apre nuovi interrogativi.

Da una lettera non datata e collocabile tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945 si apprende che Rachele Guidi Mussolini, dopo una scenata in cui informa il marito Benito che sa della presenza di Clara, rifugiatasi nella villa dei Cervis, fa cenno a uno stupefatto Benito di alcune voci di spiriti. Mussolini ne scrive a Clara:

Mia cara,

ecco i fatti: oggi alle 14.33 mentre salivo sulla torretta che deve essere demolita per via degli aerei, sono stato raggiunto da mia moglie. Ho subito capito che il ciclo della calma era finito. Non so come, essa aveva sentito la tua telefonata, credo attraverso un contatto o una inversione dei fili. Puoi immaginare il resto che è durato un’ora circa. Puoi anche immaginare il mio stato d’animo del momento e successivo. Sono le 9 e dopo una giornata di lavoro bestiale sono ancora sotto l’impressione della scena. (…) Intanto all’ufficio ho chiamato De Santis perché mi spiegasse come poteva essere andata la faccenda e lui mi ha detto che per intenzione o per contatto diretto è possibile ascoltare le conversazioni degli altri. Quello che io ho sempre temuto, in questo maledetto lago. Naturalmente sa che sei al Vittoriale, che tua sorella è tornata etc. etc. e mi ha anche fatto cenno di certe voci spiritiche che ho definito imbecillaggini. Anche lo “spiritismo” doveva arrivare ad avvelenarmi la vita. (…)

Il tema torna, con due righe scarse in un’altra lettera del 16 febbraio 1945. Anna è la figlia più piccola di Mussolini e di Rachele.

A proposito ieri sera si parlava di sedute spiritiche: ho risposto dicendo basta con queste buffonate. Anna mi ha dato ragione.

Ma chi è che frequenta le sedute spiritiche? E perché? La risposta viene, come quasi sempre in questo epistolario, da Clara. Ma la missiva non è indirizzata a Mussolini bensì al ministro degli Interni Buffarini Guidi. Confidente storico della Petacci. Suo amico, nei limiti dati dal suo incarico, dalla sua personalità e dalla necessità di controllare e, al caso, ricattare il Duce, mediante una costante mappatura delle sue relazioni. La lettera non è datata ma risale ai primi mesi del 1945.

Carissimo Guido – ieri sera ti ho atteso – poi non ce l’ho fatta più ero sfinita. Quanto accade è oltre che grave grottesco e rischia di prendere un aspetto politico internazionale – con conseguenze incalcolabili. Queste due luride femmine l’una pazza e l’altra isterica – d’accordo con qualche sporca canaglia magari pagata dagli inglesi – stanno semplicemente facendo impazzire chi sai. Oggi siamo a una svolta decisiva della vita della Patria e nostra. Io credo che in questo momento se esiste una coscienza e devozione per lui – si ha il dovere di intervenire. Questa immonda e ridicola storia dello spiritismo deve cessare.

Rachele Mussolini evidentemente frequentava un medium da molto più tempo di quanto sospettasse Mussolini. Molteplici sono le paure di Clara che accusa tutto il clan Mussolini senza però fare i nomi. È certa che Buffarini li conosce quanto lei.

Che quella piccola deficiente montata – quello sgorbio di donna che poteva tutto al più fare la dattilografa o la commessa – possa oggi permettersi di giocare con l’equilibrio del Duce e con la vita di noi tutti – è oltre che pazzesco criminale. Che per i loro luridi e personali interessi si debba consentire questa ignominia – significa che anche te e chi hai vicino vi rendete complici di questa turpe commedia. Da mesi siamo lo zimbello e il ridicolo di tutti. Il prestigio la dignità, il decoro del Duce sono offuscati dalle follie collettive di questa combriccola di servi e di lavandaie. L’hanno immiserito immeschinito – ridotto l’ombra di se stesso. Gli han tolto quella aureola quella luce politica che lo distanziava dagli altri esseri – l’hanno ridotto a un podestà o a un portinaio. Io mi rifiuto di continuare ad accettare questa situazione e a rendermi involontariamente complice di questa giornaliera demolizione del nostro più grande uomo.

Clara chiede un intervento diretto del ministro dell’interno. Un arresto della medium che, come si apprende, non si limita più a frequentare Rachele e famiglia ma accoglie addirittura lo scettico Mussolini.

(…) Tutto ciò è miserabile. Tutto ciò tende a voler far credere a lui cose che non esistono. E’ un piano immondo e miserabile volersi servire del sacro per raggiungere il loro scopo. Naturalmente ci sei incluso anche tu – tutto è calcolato – e noi ci si deve far giocare da due cretine – e si deve permettere che tu sia giocato da queste due disgraziate. Oggi intendono condurlo a questa seduta – Lei ha pagato il medium. Tutto è organizzato affinché fingendo il trance questo dica quanto serve a lei – per colpite te me e chi vuole. Basta! Basta! Io credo in te e voglio sperare che ancora nella tua testa ci sia quell’equilibrio necessario e soprattutto che tu sia veramente mio amico e suo fedele. (…) O fai arrestare il medium – o ti giuro che all’istante cesserò di considerarti amico. O riporti il Duce nel suo piano di dignità e di coraggio morale – o io pianto tutto e tutti – e spezzo. Questo è un mondo di miserabili farabutti. Mentre si dovrebbe tentare di risalire e tornare grandi – mentre si dovrebbe pensare alla Patria – si è succubi e schiavi di una pazza. Non c’è tempo da perdere! (…)

Clara tiene all’oscuro Benito di questo suo intervento. Il Duce non le scriverà più di sedute spiritiche verso le quali si era mostrato assai scettico. Devono averne parlato a voce, negli incontri convulsi dell’inverno e della primavera del 1945. Per un momento la fiducia di Clara vacilla. Agisce, sicura del suo potere, per rimettere Mussolini sui binari del raziocinio. La guerra grossa e la guerra civile stanno per presentare il conto. Non è tempo per lasciarsi andare ad atteggiamenti irrazionali, bisogna pensare a salvarsi. E a traghettare il Fascismo e il suo capo nel mondo post bellico. Entrambi credevano di poter giocare ancora un ruolo.

a cura di Barbara Raggi