Dammi ancora qualche giorno, ti prego, l’anno in fondo non è ancora finito e noi abbiamo tante di quelle cose da fare, costruire, rimediare…

Il 2011 arriva, annunciato dalle solite luci di Natale: frenesia, vetrine, pacchi dono, pacchi bomba, paura, neve, emozioni, consumismo, doni, dono. Non resta che spegnere la televisione, guardarsi in faccia, uscire di casa, uscire dai nostri recinti quotidiani. Sforzarci di guardare oltre al nostro naso, oltre al nostro dito, oltre al nostro io.

Dammi ancora qualche ora, ti scongiuro, con un po’ di ingenuità e passione ho pensato, un altro anno ancora, che ce l’avremmo fatta questa volta a cambiarti.

Un anno senza guerre.
 E senza fame.
 Un anno senza donne usurpate. E senza sangue per le strade, o tra le mura di casa.
Un anno senza ingiustizie.
 E senza farabutti con la 24ore.
Un anno senza indifferenza.
 E senza razzismo.

Ma poi anche un anno con amore, e sentimento.
Un anno con rispetto, e lentezza.
Un anno di accoglienza, e senso del diverso.
Un anno di divertimento, e cura della fantasia.

Un anno di dolci ingenuità, come le parole di questa strana nota che ti scrivo, per chiederti di allungarti un po’, come quando ci svegliamo svogliati al mattino, ancora avvolti nel sogno di un cuscino e ci stiriamo lunghi lunghi braccia e gambe, per rimandare di un respiro ancora il tempo della sveglia.

Chi ti sostituirà, tra qualche istante, sarà un baule pieno di promesse, e buone intenzioni. Pieno di giusti propositi, e raccomandazioni.

Verrà un tempo in cui la politica tornerà ad essere servizio e sobrietà, buonsenso e trasparenza.
Verrà un tempo in cui sarà il buon esempio a tornare ad essere di esempio, e rispettare il rosso non verrà tacciato di “guarda quel fesso, si ferma ad un semaforo”…

Verrà un tempo e sarà il tempo dei giusti, degli onesti, delle persone perbene: che si salutano per strada 
che sorridono, 
che si preoccupano del prossimo, anche se sconosciuto; che accolgono il diverso, 
che scelgono un futuro fatto di tanti quotidiani presenti; che si indignano, protestano e combattono
ma poi ripartono, modificando le cose, inventandosi alternative.

Ecco, in fondo è questo che mi piace pensare quando penso al tuo successore: che anche nel nostro congedarci, caro 2010, ci sia in fondo l’immagine di te (e dei tuoi precedessori) nello specchio del 2011 che però è anche tela, cornice, letto candido da disegnare. Tocca a noi, come ogni volta, intingere il pennello nella tavolozza…