Ieri, il Senato degli Stati Uniti, con un voto bipartisan, ha abolito il “don’t ask, don’t tell”, provvedimento approvato durante la presidenza Clinton per consentire ai gay e alle lesbiche di servire nell’esercito. Il principio era quello di “non chiedere, non dire”, mantenendo cioe’ il totale riserbo sulla propria sessualita’. Per diciassette anni, quindi, gay e lesbiche hanno potuto arruolarsi costretti, pero’, a condurre una sorta di doppia vita: quando non ci sono riusciti e hanno fatto outing, sono stati espulsi: per ben 13 mila volte. Anche il soldato Bradley Manning, colui che ha fornito le “informazioni” a Julian Assange e che per quello e’ chiuso da mesi in carcere, aveva spesso lamentato la difficolta’ di vivere fingendosi diversi da cio’ che si e’ nella realta’.

Una vita sdoppiata, fra il desiderio di servire la propria patria come soldati e un’identita’ sessuale considerata inconciliabile con la vita militare. Fino a ieri. Fino a quel voto che solo un giorno prima sembrava impossibile, con il senatore John McCain che continuava a giurare sulla sua vita che non sarebbe cambiato nulla e qualche generale che storceva il naso e preannunciava cataclismi. Poi, straordinariamente, il buonsenso ha prevalso. E ad aiutarlo ci sono stati anche dei repubblicani fra cui Olympia Snowe (che aveva gia’ sostenuto la riforma sanitaria) e Scott Brown, il senatore del Massachusetts eletto dopo la morte di Ted Kennedy. L’America ha compiuto, dunque, un altro passo in avanti sulla strada del rispetto dei diritti civili e le abbondanti polemiche seguite alla storica votazione, ne sono proprio la conferma.

Nello stesso giorno, pero’, solo poche ore prima, gli stessi senatori hanno respinto la discussione di una riforma di legge di enorme valore, denominata “Dream Act”, gia’ approvata dalla Camera. Il “Dream Act” avrebbe offerto la possibilita’ ai clandestini, arrivati nel paese da bambini, di acquisire lo status di cittadini grazie al completamento di un percorso scolastico o all’arruolamento nell’esercito. Al contrario dell’abolizione del “don’t ask, don’t tell”, il “Dream Act” aveva avuto, all’inizio, un largo appoggio bipartisan, venuto poi a mancare in seguito alla ventata di populismo estremista che ha sbaragliato completamente l’aspetto del Congresso lo scorso novembre. Anche qui, poi, il “vile rifiuto” e’ stato bipartisan, con cinque senatori democratici che hanno votato insieme ai repubblicani. Questi ultimi, fra l’altro, ringalluzziti dalla recente ubriacatura elettorale, hanno smarrito completamente il senso della dignita’ bloccando un provvedimento di sostegno economico a favore dei soccorritori dell’11 settembre che hanno contratto gravi patologie legate, in genere, alle vie respiratorie.

Gli stessi che hanno “ricattato” il presidente affinché appoggiasse il taglio fiscale anche per i super ricchi (cioe’ per coloro che guadagnano oltre 250 mila dollari l’anno), si sono poi mostrati preoccupati per i fondi necessari per aiutare chi, magari impossibilitato a lavorare (e, dunque, senza assicurazione) si trova a combattere, insieme, con il cancro e con i conti dell’ospedale. Gli stessi senatori che hanno urlato allo scandalo quando e’ stato approvato il progetto del centro culturale islamico, “offesa in un luogo simbolico”, ora mostrano di non avere nessun rispetto per quelli che di quel luogo simbolico sono stati i veri eroi.