L'ultima lettera di Benito, la copertina del libro di Pasquale Chessa e Barbara Raggi (Mondadori editore)

L’ultima lettera di Benito di Pasquale Chessa e Barbara Raggi (Mondadori) ricostruisce la storia dei seicento giorni della Repubblica sociale attraverso il carteggio tra Mussolini e Clara Petacci. Gli autori hanno concesso al fattoquotidiano.it di pubblicare una serie di inediti che, per diversi motivi, sono rimasti esclusi dal libro.

A Salò girano soldi. Molti. Di incerta provenienza. Più della lira però conta la valuta straniera o l’oro e i gioielli. Clara indica più volte Guido Buffarini Guidi, potente ministro dell’interno e responsabile della gestione della politica antiebraica del fascismo, l’unico in grado di accedere alle preziose risorse. Un esempio la lettera scritta nella notte tra il 16 e il 17 agosto 1944. La Repubblica sociale sembra collassare su se stessa. La preoccupazione di Clara è evitare alla sua famiglia un ulteriore coinvolgimento: devono essere messi in condizioni di espatriare. Vuole farli raggiungere Myriam, ancora in Spagna. I passaporti sono pronti, il denaro non è ancora arrivato.

(…) Passeranno ma devono partire subito prima che le cose si complichino e chiudano a chiunque questo passaggio. Mamma è angosciata. (…) Anche se attendono ancora un giorno è urgente che tu mi mandi la somma che io devo assolutamente mandare mezzo il cultura a Mimi che non sa come vivere, lo capisci questo? Non si accettano che franchi svizzeri – dollari e sterline. Buffarini ne ha. Può prenderle e dartele. Non credo che tu vorrai mancare in questo aiuto vitale. Non posso né vorrei farli partire senza la sicurezza di vivere.

Clara calcola con precisione la somma necessaria per assicurare la tranquillità economica per un primo periodo.

(…) Calcoli ristretti fatti per vivere almeno 5 mesi tranquilli in tutti occorrono 20.000 franchi svizzeri. Intanto si potranno arrangiare a fare qualcosa. Mimi prenderà lavoro. Marcello farà e riprenderà la vita. Ma così non li faccio partire. Sono già in angoscia per Mimi. E lo sai. Avevo questa tua assicurazione – e credo che dopo quanto han sofferto puoi dar loro una mano per mettersi in salvo e al sicuro da ogni altro disastro. (…) L’unico che li ha i franchi è Buff. e lo sai. È possibile che tu non comprenda che per gli altri questa necessità? Non vorrai che ancora una volta rischiamo la vita tutti? Non ti comprendo.. Cosa hai dunque in mente? Anche se tu sei ottimista io non lo sono – e per quanto riguarda i miei voglio che si sgancino.

Mussolini risponde il 17 agosto. Dopo aver passato in rassegna lo stato della guerra consegna a Clara un vademecum di consigli per l’espatrio dei Petacci e il suo personale interessamento perché tutto vada a buon fine.

(…) Dal grande collettivo passiamo al piccolo individuale, io non so, come si possa andare da Myriam via terra dopo lo sbarco (…). Comunque il desiderio di tua mamma sarà appagato domani stesso o stasera. E’ sicuro che non sarà sequestrata anche se trattasi di una modesta somma? Tutti interrogativi che mi inquietano profondamente. Ad ogni modo, se i competenti dicono che la cosa va, allora, avanti perché ogni ora perduta accresce l’interrogativo per il domani. Quanto a Marcello è bene che si liberi di tutto, se lo può fare. (…)Tu seguirai il mio destino quando i tuoi saranno partiti, per un paese che spero ospitale. Da due anni, dal 28 agosto del 1942, mai una giornata di sole. E’ veramente tremendo. Eppure finiremo per vincere. Intanto bisogna tirare dritto. Il tuo sangue che dice? Addio, cara, spero che mi concederai di vederti in uno dei prossimi giorni. E in questa attesa ti abbraccia il tuo infedele ma sempre innamorato ben.

Ma il passaggio di denaro: dalle mani di Buffarini a quelle di Clara e di Vittorio Mussolini c’è stato. Lo racconta un documento, dattiloscritto su carta non intestata e non datato, conservato tra le carte del fondo Petacci.

Riservatissimo. Una questione che risolta d’urgenza. Quando Tamburini lasciò il posto di capo della polizia consegnò a Buffarini per ordine del Duce il contenuto prezioso di un armadio che intelligentemente e sapientemente aveva riempito, nell’interesse del Duce e della Repubblica. Si trattava di 260.000 (duecentosessantamila) franchi svizzeri; 27000 sterline (ventisettemila) 100.000 (centomila) dollari, alcune migliaia di pesetas ed escudos e numerose centinaia di milioni di franchi francesi che dovevano essere cambiati di urgenza. 5 kg di oro puro e alcuni chili di oro monetato. Nonostante la insistente e pressante richiesta di Tamburini il buon Guido negò una ricevuta quantitativa e qualitativa e fece solo una ricevuta generica. Di più disse a Tamburini recentemente di aver diviso il tutto in parti uguali tra Vittorio e Clara. Non so quanto abbia dato a Vittorio una cosa è certa che a Clara ha dato solo 10.000 (diecimila franchi che furono mandati alla Myriam a mezzo Mazzolini. La Myriam ricevette al posto di questi che dovevano essere mandati integralmente delle pesetas al cambio ufficiale). Ora occorre essere decisi, precisi e chiari. Occorre sapere cosa Vittorio ha avuto con ogni particolare e ciò prima ancora di interrogare Guido. Dopo ciò sarà fatta la sottrazione Guido deve essere invitato a restituire quanto è rimasto in sua mano. Tutto questo va fatto subito altrimenti sarà tardi.

Altre tracce del denaro rimasto nelle mani di Guido Buffarini Guidi non ce ne sono. Almeno non tra queste carte. Così come si ignora l’uso fattone da Vittorio Mussolini. È certo, però, che neanche il ministro degli interni poteva spartire ingenti somme di denaro ai più stretti familiari di Mussolini e a Clara, senza l’approvazione del Duce. Che non poteva ignorare neanche i forzieri della sua repubblica.

a cura di Barbara Raggi